Vaccini, gli anziani over 80 dimenticati: le voci di chi aspetta l’appuntamento e chi ce l’ha fatta a 75 chilometri da casa
Monza Vaccino (Foto by Fabrizio Radaelli)

Vaccini, gli anziani over 80 dimenticati: le voci di chi aspetta l’appuntamento e chi ce l’ha fatta a 75 chilometri da casa

Storie di anziani over 80 dimenticati - per ora - dalla campagna vaccinale della Lombardia e in attesa dell’appuntamento. Ma anche di chi ce l’ha fatta: a 75 km da casa.

La signora Caterina ha 101 anni e per chiedere quando sarà vaccinata contro il Covid si è rivolta al Cittadino, la signora Giuseppina di anni ne ha 94 e ha urlato tutta la sua indignazione in tv. Sono due voci del popolo degli over 80 che in Lombardia non hanno ancora ricevuto l’appuntamento per la somministrazione della prima dose dopo la prenotazione di metà febbraio. Del sistema gestito dalla società regionale Aria andato in tilt si è ampiamente parlato, i vertici si sono dimessi e le nuove prenotazioni da aprile saranno gestite da Poste Italiane. Intanto il traguardo delle vaccinazioni completate entro l’estate, come aveva annunciato Guido Bertolaso, si sposta un po’ più in là.

Intanto la Regione ha bloccato l’hub per le vaccinazioni a Muggiò , a Seregno c’è il luogo ma non ci sono i vaccini, a Verano Brianza ci sono i vaccini ma non ci sono i vaccinandi.

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E in mezzo ci sono le persone: principalmente gli anziani over 80 che sono per la maggior parte in attesa. E anche i cosiddetti fragili che aspettano di vedere partire la fase della campagna loro dedicata: è annunciata per il 6 aprile ed è stata denominata #PrimaTu.

Le voci delle signore Caterina Rabissi di Seregno e Giuseppina Motta di Verano Brianza non sono le sole raccolte dal Cittadino.

A Desio ci sono Lina, 92 anni, e Saverio, 95 anni, che hanno fatto richiesta della somministrazione a domicilio: «Non sappiamo ancora nulla», dicono i parenti, che col passare dei giorni sentono sempre più forte il senso di abbandono. Lina non esce di casa da tempo. Ad occuparsi di lei c’è Donatella.

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«All’inizio della campagna vaccinale ho chiamato il medico di base per chiedere la vaccinazione a domicilio – racconta – Il medico mi ha detto che se avessimo portato Lina al centro vaccinale la procedura sarebbe stata più veloce. Ma Lina è allettata, sarebbe impossibile portarla fuori. Così, il medico ha preso nota. Da allora, ed è passato più di un mese, non abbiamo saputo nulla».
Persone fragili, fragilissime. Che attendono una risposta. Loro, i famigliari, le badanti e le assistenti.

Stessa situazione per Saverio e le diverse persone gli gravitano intorno: l’assistente domiciliare, la badante, le figlie, i nipoti. Ma il vaccino non l’ha ancora fatto.
«Mio nonno non esce di casa - spiega la nipote – Per questo abbiamo fatto la richiesta del vaccino a domicilio non appena è partita la campagna vaccinale, il 15 febbraio scorso. Ad oggi, non abbiamo nessuna risposta. Il medico di base ha detto che ci avrebbe fatto sapere. È passato più di un mese e non sappiamo nulla. Non sappiamo nemmeno a chi chiedere informazioni. Pur non uscendo di casa, mio nonno ha comunque contatti con altre persone che non sono vaccinate, a parte l’assistente domiciliare. Per questo deve essere vaccinato il prima possibile».

Antonia Rudello, nata nel 1930 e residente a Limbiate, ha presentato la propria domanda il 16 febbraio ma, dopo quaranta giorni, non solo non è ancora stata vaccinata ma non ha più saputo nulla in merito.
«Ho iscritto mia mamma – spiega la figlia Rita – alla piattaforma regionale il secondo giorno di apertura perché il primo giorno non sono riuscita a causa del massiccio afflusso di utenti. Il 22 febbraio ho ricevuto un messaggio di scuse per il ritardo ma da allora nessuno si è più fatto sentire. Ho chiamato la Regione che mi ha detto di chiamare l’Ats. Questa a sua volta mi ha detto che non dipendeva da loro ma che le prenotazioni erano in capo alla piattaforma regionale Aria». Uno scaricabarile vero e proprio che ha lasciato Rita e migliaia di anziani nella più totale incertezza
E poi: «Ho anche pensato – continua la figlia Rita - che stessero vaccinando in ordine alfabetico ma poi anche questa mia supposizione è caduta visto che un paio di settimane fa è stato vaccinato un vicino di casa di mamma che ha 81 anni e il cognome che inizia con la lettera “t”».

Ad una coppia limbiatese un po’ più giovane di Antonia Rudello è stato somministrato il vaccino solo al marito 83enne ma non alla moglie 81enne, nonostante quest’ultima abbia seri problemi di salute e rientri pienamente nelle categorie più fragili. Non avendo nemmeno ricevuto un sms di scusa da parte della Regione, la figlia ha provato ad informarsi più volte ricevendo però sempre una risposta diversa dai vari operatori con cui ha parlato. E allora ha provato a rifare l’iscrizione della mamma: è in attesa perché non è possibile verificare se la domanda sia andata a buon fine.

C’è anche chi ce l’ha fatta ma ha dovuto percorrere chilometri per farsi vaccinare: 75 chilometri da Lentate sul Seveso ad Antegnate, in provincia di Bergamo. È successo mercoledì 24 marzo a una donna di 81 anni residente a Camnago di Lentate sul Seveso: partita alle 11.30 in macchina da casa, per fortuna la poteva accompagnare il figlio, è rientrata alle 14.45 con 150 chilometri di viaggio alle spalle, tra andata e ritorno, 19 euro di spesa per il casello, senza contare il costo della benzina. Il paradosso sta anche nella comunicazione: l’ottantunenne l’ha saputo la sera prima, martedì 23 marzo, alle 20. Il 14 aprile prossimo è già stata fissata la data per la somministrazione della seconda dose, ma l’81enne si chiede se potrà riceverla in un luogo più vicino.
Proprio a Lentate sul Seveso entro metà aprile aprirà un hub vaccinale, a Meda esiste già e da lunedì debutterà una più grande e a Desio è attiva da tempo, prima all’ospedale ora al Paladesio. Intanto il marito della pensionata, 84 anni, non è stato contattato, eppure aveva avviato la procedura online insieme alla moglie.

(* Chiara Pederzoli, Paola Farina, Fabio Cavallari, Cristina Marzorati)


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