«Allo stadio attuale delle conoscenze non è ancora possibile mettere in campo strategie per debellare il parassita: bisogna cercare di contenerlo, e intanto studiarlo – il che vuol dire, come prima cosa, avere chiaro il suo ciclo vitale».
Takahashia Japonica: l’agronoma Anna Nicolodi
Così l’agronoma desiana Anna Nicolodi, laureata all’Università degli studi di Milano e specializzata in fitopatologia, presenta il fenomeno della Takahashia Japonica che sta infestando in maniera sempre più ampia gli alberi della Brianza: «Solo così sarà poi chiaro quali potranno essere, tra le diverse tipologie di intervento, quelle più efficaci».
Del resto la comparsa della Takahashia nel nostro territorio è relativamente recente: il primo avvistamento in Europa, riporta sempre il sito di Regione, risale al 2017, in un parco comunale di Cerro Maggiore, in provincia di Milano.

Takahashia Japonica: a Monza e in Brianza
Da allora la “cocciniglia dai filamenti cotonosi” si è diffusa velocemente nel milanese e nelle province di Varese e Como. Oltre che in Brianza. Soprattutto nelle ultime settimane gli avvistamenti – e le segnalazioni sui social – si sono moltiplicate: un caso su tutti, tra i tanti, quello dei gelsi di via Gerardo dei Tintori, in pieno centro storico Monza. Ma tra le specie più gettonate ci sono, ad esempio, «anche liquidambar e carpini».
Ma una buona notizia c’è ed è che il parassita non è pericoloso né per gli uomini, né per gli animali e, per quanto “altamente polifago” – quindi che si nutre della linfa di più specie arboree – “non ha finora causato danni rilevanti o moria delle piante colpite. Tuttavia – si legge sul sito del Comune di Monza – nei casi in cui le popolazioni risultino particolarmente elevante, possono manifestarsi disseccamenti dei rami più bassi degli alberi”.
Takahashia Japonica: il ciclo vitale
«L’insetto si risveglia a marzo e in poco tempo si ricopre di una cuticola cerosa: in un paio di settimane diventa bianco, simile a chicco di riso, e si fissa al ramo. Con il mese di aprile – spiega Nicolodi – inizia la formazione dell’ovisacco, impermeabile, che dura circa un mese e mezzo: solitamente verso la fine di maggio le uova si schiudono e le sue forme giovanili, le neanidi, dai rami si spostano verso le foglie. Si posizionano lungo la loro pagina inferiore e, grazie al loro apparato pungente-succhiante, un po’ come quello delle zanzare, si nutrono della linfa. Nel frattempo, crescendo, tornano a coprirsi di uno strato ceroso e diventano di nuovo impermeabili. Avere chiaro il ciclo vitale è importante anche per evitare interventi improvvisati, poco funzionali e potenzialmente dannosi. Segnalare la presenza del parassita agli enti di riferimento, comuni e regione, è fondamentale anche per mappare la sua diffusione».
Takahashia Japonica: gli interventi e le cautele
A Monza “l’infestazione è oggetto di monitoraggio da diversi anni. Sono già state avviate – si legge su comune.monza.it – sperimentazioni con diverse tecniche di contenimento in quanto, allo stato attuale, non sono ancora state definite a livello nazionale o regionale metodologie e prescrizioni univoche e condivise per contrastare il patogeno”.
«I diversi metodi – prosegue l’agronoma Anna Nicolodi – devono essere valutati attentamente prima di essere applicati: bisogna tenere in considerazione il ciclo vitale sia degli alberi, sia dell’insetto».
Le potature mirate, vale a dire gli interventi di asportazione dei rami attaccati dal patogeno, devono essere realizzate «solo nel periodo invernale, ma non sono adatte a tutte le specie arboree colpite e, anzi, in alcuni casi potrebbero provocare ulteriori danni, soprattutto agli alberi che non producono tanti rami».
Lo stesso vale per i lavaggi con acqua in pressione che, se realizzati a primavera troppo inoltrata, possono danneggiare le nuove foglie. Altri tipi di lavaggi impiegano particolari prodotti in grado di agire meccanicamente sulle neanidi subito dopo la schiusa. In fase di valutazione i risultati ottenuti anche da interventi endoterapici (vale a dire attraverso delle specie di iniezioni direttamente nei tronchi degli alberi) e dall’utilizzo di insetti antagonisti – è la decisione, quest’ultima, adottata la scorsa settimana dal Consorzio del parco di Monza, che ha rilasciato nel polmone verde cittadino migliaia di esemplari di Rhyzobius lophonthae.
Takahashia Japonica: aree pubbliche e giardini privati
«Se nelle aree pubbliche devono essere le amministrazioni comunali a intervenire, in quelle private i cittadini devono essere consapevoli di non poter improvvisare un intervento di cura degli alberi colpiti dalla Takahashia: il supporto di tecnici e di professionisti è fondamentale – è la conclusione dell’agronoma e fitopatologa brianzola – Il rischio, altrimenti, non è soltanto quello di danneggiare le piante, ma anche di favorire la diffusione dell’insetto».