Anniversario Icmesa, la sindaca e il Presidente: la commemorazione tra i ricordi dei testimoni e lo sguardo al futuro

Seveso 50 anni Icmesa presidente Mattarella intervento
Seveso 50 anni Icmesa presidente Mattarella intervento

Il 10 luglio 1976, precisamente alle 12.36, il mondo riscoprì i pericoli di un disastro chimico. Accadde in Italia, Lombardia, Brianza: accadde a Seveso. Tra le mura dell’Icmesa. Venerdì 10 luglio si è compiuto il 50esimo anniversario di quell’istante. La città si è fermata per accogliere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per commemorare le vittime umane, animali e morali dell’incidente, ma anche per onorare la rinascita, sotto forma di Bosco delle Querce e di protocolli ambientali che, da quando sono stati emanati con il nome di Seveso appiccicato sopra, hanno sicuramente salvato tantissime persone.

La cerimonia è stata inaugurata al grande pioppo, l’unica pianta sopravvissuta all’olocausto chimico.

Seveso 50 anni Icmesa Fontana stretta di mano a Mattarella
Seveso 50 anni Icmesa Fontana stretta di mano a Mattarella, sindaca Borroni

Anniversario Icmesa, l’omaggio del territorio al Presidente Mattarella

Poi si è trasferita allo chalet del parco per un momento privato in cui l’organizzazione ha omaggiato la massima carica dello Stato con due opere degli artisti locali Cinzia Piemonte e Federico Cristiano. Negli stessi minuti il Presidente ha incontrato i testimoni di quell’epoca Giuliana Zorzi, che quel giorno compiva 18 anni («Dove una volta c’era la mia casa – dirà a tutti – oggi c’è il Bosco delle Querce. Il 10 luglio 1976 era il giorno del mio diciottesimo compleannoDiventavo adulta nel giorno in cui tutti  siamo stati travolti da una tragedia più grande di noi“), e Giuseppe Cassina, storico amministratore pubblico del periodo, protagonisti poco dopo del racconto degli eventi di cinquant’anni fa teatralizzato da Beatrice Marzorati e Davide Scaccianoce di Equivochi Tribù Creativa accompagnati dalla musica di Ovidio Pratissoli.

Seveso 50 anni Icmesa artisti
Seveso 50 anni Icmesa artisti

Anniversario Icmesa, l’emozione della sindaca Alessia Borroni

All’interno della tensostruttura costruita appositamente per l’incontro, a parlare per prima è stata la sindaca Alessia Borroni. Con un discorso impregnato di tantissima sevesinità, talmente coinvolta che a tratti è sembrato di rivederla da bambina sulla sua bicicletta circondata dalle tute bianche e dai militari armati di fucili.
Qui è partita la narrazione, esaustiva e approfondita di quei giorni. Dal momento esatto dell’incidente, alla diffusione della nube rosa e giallognola che nel tempo uccise 80mila animali e fece ammalare centinaia di persone, soprattutto bambini, colpiti da cloracne. All’evacuazione forzata di dieci giorni dopo, perché l’Icmesa scelse la via del silenzio e addirittura riportò gli operai in fabbrica poche ore dopo, per proseguire la produzione sulle altre linee. Gli anni da sfollati, in cui gli abitanti di Seveso venivano chiamati diossinati, non erano accettati dagli alberghi e non potevano vendere i prodotti delle loro aziende perché considerati contaminati. Ma anche la rinascita, forte e resiliente, con la realizzazione del Bosco delle Querce, da allora simbolo della città molto più che del disastro ambientale. Una ferita ancora aperta, dalla quale però la città vuole, ora e finalmente, prendere le distanze.

Come ha detto la prima cittadina: «Noi sevesini abbiamo creduto nel futuro e per questo vogliamo rendere onore alla memoria di quella ferita ma anche voltare pagina e andare avanti. Non abbiamo esportato solo un protocollo di sicurezza ambientale, ci siamo distinti per eccellenze in ogni campo produttivo, artistico e sportivo. Il parco è l’anima stessa di Seveso, simbolo di rinascita. Con orgoglio possiamo dire noi siamo contagiosi, ma contagiosi di vita. Non chiediamo nulla, vogliamo semplicemente dire grazie a tutti coloro che hanno accompagnato la città in questo periodo di rinascita e continuare ad essere sevesini».

Seveso 50 anni Icmesa platea
Seveso 50 anni Icmesa platea

Anniversario Icmesa, le parole del presidente Mattarella

L’ospite d’onore del cinquantesimo anniversario del disastro della diossina è stato sicuramente Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica si è intrattenuto nel Bosco delle Querce, ha parlato con i giovani e conosciuti i testimoni dell’epoca, e infine è intervenuto in modo istituzionale, ma accurato, ringraziando e ricordando.
«Il disastro ambientale che, cinquant’anni fa, dalla periferia di Meda sconvolse la comunità di Seveso e coinvolse anche quelle di Cesano Maderno e Desio, fu un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno degli eventi più gravi a livello globale». Una tragedia dalla quale trarre insegnamento: «Quel che accadde divenne un punto di svolta, nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione. Quanto avvenne era inammissibile, e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico, perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela della comunità e dell’ambiente come diritto umano primario».

Il pensiero del Presidente va a tutti coloro che vissero quei giorni terribili: «A chi perse la vita in seguito a malattie causate, o aggravate, dall’esposizione prolungata alla diossina. Ai loro familiari che, oltre lo choc dei primi giorni e degli abbandoni forzati delle case e della terra, convissero con i patimenti dei propri cari. Ai quasi 200 bambini di allora che vennero colpiti da una seria patologia della pelle, come abbiamo visto con immagini fortemente coinvolgenti. Alle donne che si trovarono improvvisamente con la propria gravidanza a rischio di malformazioni di chi doveva ancora affacciarsi alla vita. A quanti, a distanza di anni, si ammalarono con il comprensibile sospetto che ne fosse responsabile la contaminazione dell’aria, del cibo, della terra per effetto di quel veleno».

Con un inevitabile accenno al futuro: «Una comunità cresce, produce, vive assicurandosi l’avvenire, se sa far proprio il valore della sostenibilità delle risorse dell’ambiente e il consolidamento della coesione sociale. Seveso e i Comuni circostanti ne sono esempio. Con la risolutezza manifestata nel fronteggiare le conseguenze del disastro. Poc’anzi al Bosco delle Querce, il Sindaco mi ha mostrato il progetto del ponte verde che sovrasta la Pedemontana che si realizza, manifestando così la compatibilità e la prevalenza delle esigenze di tutela dell’ambiente, della sicurezza della vita della società». Infine: «La Repubblica ricorda l’opera di tutti coloro che diedero sé stessi per la causa». E un messaggio ai sevesini: «La vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani. È stato un percorso impegnativo, faticoso. Colmo di sacrifici, quando alla speranza si alternava il dolore. Con l’impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita. Auguri di buon futuro».

L'autore

Giornalista, primo pezzo pubblicato sul Cittadino il 16 aprile 2005, da allora mi occupo di cronaca, cultura e soprattutto sport. Seguo le peripezie – è il caso di dirlo – dell’Ac Monza. La zona di riferimento è la Valle del Seveso e mi occupo delle Groane (Solaro, Ceriano, Cogliate, Misinto, Lazzate), di Barlassina e di Seveso. Nella vita civile sono telecronista e dirigente sportivo alla Robur Basket Saronno.