Anniversario Icmesa, Giuseppe Cassina: «Allora come ora la comunità ha saputo guardare avanti»

Le parole di Giuseppe Cassina, prima assessore e poi sindaco e testimone dell'incidente dell'Icmesa di Seveso.
Seveso diossina 10 luglio 1976
Seveso diossina 10 luglio 1976

Cinquant’anni fa, tra pochi giorni: dall’Icmesa di Meda esce la diossina che provoca uno dei peggiori disastri ambientali in Italia e non solo. Giuseppe Cassina, vicesindaco di Seveso di allora e poi amministratore, continua a essere una delle voci più autorevoli per comprendere non solo ciò che accadde nel 1976, ma anche ciò che la città è diventata dopo quella ferita.

Anniversario Icmesa, Giuseppe Cassina: un quadro fatto di paura, dignità, scelte e capacità di ricostruzione

Non solo perché si tratta di un personaggio di spessore, figura autorevole anche ben oltre i confini cittadini e anche in altri ambiti, ma anche perché ha avuto una notevole importanza: è uno dei due assessori tuttora in vita che hanno vissuto quella terribile esperienza, ma poi è stato anche sindaco dal 1980 al 1985 negli anni della ricostruzione.

La sua testimonianza restituisce un quadro complesso, fatto di paura, dignità, scelte difficili e una sorprendente capacità di ricostruzione. «Tutto è finito in beneafferma oggiNon posso non sottolineare che a fronte di un evento così drammatico, la popolazione e le realtà più significative del paese hanno ripreso vita, fiato e presenza. Sono sinceramente convinto che questa dimensione di Seveso, la sua capacità di accogliere, la sua attenzione per il sociale, derivi dall’esperienza della diossina».
Cassina ricorda come, nei giorni immediatamente successivi all’incidente, la comunità fosse immersa in un clima di tensione: morivano gli animali, si evitava di mangiare verdura, circolavano notizie allarmanti sul Tcdd, la diossina. Eppure, nonostante la paura, la popolazione mantenne un comportamento composto: «La gente ha reagito con dignità. Anche le manifestazioni erano giustificabili: quando si parlò di un possibile forno inceneritore, era naturale che ci fosse rifiuto. Avevamo già vissuto una drammaticità legata a un impianto controllato fino a un certo punto, era ovvio che i cittadini non ne volessero un altro considerato rischioso».

Anniversario Icmesa, Giuseppe Cassina: i ringraziamenti al sindaco di allora Francesco Rocca

Nelle parole dell’ex amministratore anche un ringraziamento per il sindaco di allora Francesco Rocca, scomparso nel 2014. «Ha avuto senza dubbio un ruolo decisivo. Era stimato, seguito, apprezzato. Se Rocca diceva di fare una cosa, la gente si adeguava. Mai sopra le righe, sempre attento, vicino ai cittadini. Non amministrava per il consenso, ma per servire i sevesini». Cassina sottolinea come il consiglio comunale, pur diviso politicamente, si ricompattò: «Prevalse la preoccupazione di affrontare l’emergenza. Non c’erano più divisioni politiche. Si lavorava tutti nella stessa direzione».

Il rapporto con le istituzioni superiori fu altrettanto importante. «La regione Lombardia – racconta Cassina – era giovanissima. Una bambina. Era nata nel 1970. Solo sei anni di esperienza alle spalle. Il consiglio provinciale, guidato dal Pci, ha collaborato in modo costruttivo, senza irrigidimenti. Questo perché la politica di Rocca guardava in faccia alla realtà. Non era presunzione a tavolino. La gente capiva che chi amministrava era preoccupato per loro. Anche gli incaricati speciali sono stati capaci di prendere decisioni difficili mantenendo attenzione verso la popolazione. Abbiamo vissuto problematiche, non conflitti. Non c’è mai stato clima di ostilità».

Anniversario Icmesa, Giuseppe Cassina: trasformare la fatica in opportunità

Cassina ricorda anche la capacità di Seveso di trasformare la fatica in opportunità. Negli anni successivi nacquero iniziative che segnarono una rinascita: l’evento Seveso Produce, che portò nel 1979 operatori canadesi nelle botteghe artigiane; la scuola civica, poi divenuta Accademia musicale Marziali; le realtà di accoglienza come quelle di Fratel Ettore e Maddalena Grassi; associazioni dedicate ai bambini cardiopatici.

«Oggi – conclude Cassina – vedo una città che ha saputo trasformare una tragedia in consapevolezza, memoria e responsabilità. Da situazioni di fatica vengono fuori cose positive. Seveso, nel bene e nel male, è diventata un simbolo mondiale. E la sua comunità, allora come oggi, ha dimostrato di saper guardare avanti».