A cinquant’anni dal disastro della diossina, il professor Paolo Mocarelli resta la figura che più di ogni altra ha saputo trasformare una tragedia in conoscenza scientifica. A 91 anni, con la lucidità che lo ha sempre contraddistinto, ha raccontato ancora una volta la sua esperienza, restituendo al pubblico non solo la storia di un’emergenza, ma il percorso che ha portato Seveso a diventare un caso unico al mondo.
Anniversario Icmesa: l’intuito del “prof” che rese Seveso un caso scientifico, 250mila prelievi di sangue
«Mi ricordo quando sono arrivato il 25 luglio del 1976: un silenzio spettrale e tanta tensione. Nulla al mondo poteva misurare la diossina», ha detto. In quelle ore nessuno sapeva cosa fosse davvero quella sostanza, né quali effetti potesse avere sull’uomo. Si conosceva solo un dato inquietante: nelle cavie da laboratorio, un milionesimo di grammo uccideva il 50% degli animali.
In quel contesto di incertezza, Mocarelli ebbe l’intuizione che avrebbe cambiato la storia della ricerca: congelare le provette di sangue dei cittadini esposti. Ben 250mila prelievi di sangue, poi utilizzato undici anni dopo, quando la scienza rese finalmente possibile misurare la diossina.
«All’epoca altro che email: non c’era neanche il fax – racconta lo scienziato – Cercavamo di scambiare informazioni con i maggiori centri di ricerca del mondo usando la telescrivente». Per ogni persona furono eseguiti 23 esami, con l’obiettivo di monitorare eventuali danni sull’organismo. Alla fine, 30mila provette furono conservate per gli studi successivi. «Non vedevamo nulla di patologico», ha spiegato, sottolineando come la ricerca abbia permesso di distinguere tra paura e realtà scientifica.
Anniversario Icmesa: l’intuito del “prof” che rese Seveso un caso scientifico, la gestione dell’emergenza
Il professore ha ripercorso anche i momenti più delicati della gestione dell’emergenza, come la richiesta, nel settembre del 1976, di valutare l’evacuazione della zona B. Decisioni difficili, prese in un clima di tensione e con pochissime certezze. «Seveso, non per sua scelta, è stata uno spartiacque. A suo modo, viste le conseguenze, anche positiva», ha osservato, ricordando come da quel caso siano nate procedure, protocolli e conoscenze oggi utilizzate in tutto il mondo.
Mocarelli ha unito rigore e umanità. Non è stato il politico chiamato a gestire l’emergenza, ma lo scienziato che ha provato a dare certezze quando nessuno ne aveva. «In Brianza, per la diossina, hanno lavorato le maggiori eccellenze mondiali. E tutti dobbiamo dire grazie ai cittadini di Seveso, che si sono sempre messi a disposizione per favorire la ricerca. Senza di loro non potremmo avere la conoscenza di oggi».