Desio, lezioni di futuro con Massimo Banzi all’Iti Fermi

Massimo Banzi, l’inventore di Arduino, è ritornato all’Iti “Enrico Fermi” di Desio dove si era diplomato. È sempre un momento importante per gli studenti.
Scuola Massimo Banzi Elena Bonetti Desio
Scuola Massimo Banzi Elena Bonetti Desio

È sempre un’emozione ritornare nella propria scuola, ma lo è ancora di più se da quell’esperienza è partito un percorso inimmaginabile. Così è stato per Massimo Banzi, classe 1968, l’inventore di Arduino, che venerdì è ritornato all’Iti “Enrico Fermi” di Desio dove si era diplomato in elettrotecnica. Una visita in calenadario a gennaio, non la prima, e poi rimandata. È sempre un momento importante per gli studenti degli indirizzi di elettronica e di elettrotecnica. A cui ha raccontato il suo percorso a partire dall’arrivo all’Iti Fermi che all’epoca si trovava in via Galeno.

Desio, lezioni di futuro con Massimo Banzi all’Iti Fermi: i vecchi macchinari De Lorenzo

«Sono arrivato per caso, o meglio per “rivolta”, perché All’Iti di Monza ero stato inserito nell’indirizzo che non avevo scelto – ha raccontato Banzi – ho cercato una scuola con l’indirizzo di elettrotecnica, ho scoperto che c’era il Fermi del Desio, ho preso il motorino e sono arrivato da Monza in via Galeno. Qui ho conosciuto il professore Maurizio Pirola a cui devo davvero molto: è stato un punto di riferimento importantissimo per la mia crescita personale e ha gettato le basi del mio lavoro futuro. Una volta diplomato, sono passato da scuola solo per vedere quel “numerino” della maturità e sono andato nel laboratorio che Pirola aveva aperto».

Fonte di “ispirazione” per Banzi furono i “vecchi” macchinari De Lorenzo, ancora presenti nell’Iti che nel frattempo si è trasferito in via Agnesi.

Desio, lezioni di futuro con Massimo Banzi all’Iti Fermi: il percorso verso Arduino

Tra il diploma alla nascita di Arduino ci sono state tante esperienze e lavori. «Importantissimo è aver imparato bene l’inglese – ha ricordati Banzi – e questo l’ho fatto grazie all’amicizia con una ragazza americana che era venuta in Italia per l’anno di studio all’estero. La buona conoscenza dell’inglese mi ha spinto ad andare a lavorare a Londra che mi ha aperto tante altre strade».

Poi è arrivato l’insegnamento a Ivrea e l’ideazione di Arduino insieme a quattro amici. «Volevamo creare uno strumento che fosse semplice, riparabile e che costasse poco. Una volta ideato dovevamo decidere il nome, il momento più difficile: abbiamo scelto il nome del bar in cui ci trovavamo spesso a fare l’aperitivo: Arduino, appunto (in omaggio al marchese d’Ivrea, primo re d’Italia, ndr). Non pensavamo. Certo che avrebbe avuto tutto il successo che ne è seguito».

Desio, lezioni di futuro con Massimo Banzi all’Iti Fermi: anche i geni possono sempre migliorare

Le applicazioni di Arduino sono davvero tantissime, dalla App per prendersi cura delle piante alla diagnosi precoce del cancro al seno. Le imitazioni sono tante. Ma l’originale si riconosce. Anche se da qualche anno Arduino è stata ceduta ad una multinazionale americana a Massimo Banzi (e ai sui amici eporediesi) il merito, e non solo, dell’ideazione. Ma se gli si chiede se “Si sente un genio?”, Massimo Banzi sorride. I veri geni pensano, come Banzi, che si può sempre migliorare. E questa è la lezione (di vita) migliore per gli studenti.

L'autore

Amo scrivere, leggere e praticare sport. Ho all’attivo diverse pubblicazioni di taglio giornalistico legate alla storia locale. Scrivo di tutto, ma quello che più mi appassiona sono le interviste a personaggi con storie particolari.