Monza, anche Rottapharm Biotech in campo per un vaccino: «Alleanze mondiali per la ricerca contro il coronavirus»
Monza Laboratori ricerca Rottapharm Lucio Rovati (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, anche Rottapharm Biotech in campo per un vaccino: «Alleanze mondiali per la ricerca contro il coronavirus»

Il vaccino, l’antivirale, i farmaci per combattere le aggressioni del virus: ecco il quadro. Anche Monza in campo con Rottapharm Biotech. Il presidente Lucio Rovati: «Ci sono progetti vicini alla sperimentazione clinica, ma la strada è lunga».

Tre settori di ricerca distinti e complementari su cui sta lavorando tutto il mondo. Italia inclusa, e con lei Monza. Che significa università Milano-Bicocca, ovviamente, ma anche Rottapharm Biotech. Con collaborazioni internazionali che hanno un solo obiettivo: uscire dalla pandemia da Covid-19. È il presidente e direttore scientifico dell’azienda monzese, Lucio Rovati (e docente a contratto di farmacologia clinica alla Milano-Bicocca), a fare il punto della situazione.

«La ricerca si sta indirizzando su tre settori distinti. Il primo ambito è “pensare al futuro”, vale a dire individuare un vaccino che permetta di non ammalarsi e ci sono almeno quaranta progetti in corso in tutto il mondo: un paio sono già nella fase di sperimentazione clinica. Uno negli Stati Uniti, uno probabilmente in Europa. E comunque anche gli altri progetti si stanno avvicinando rapidamente, incluse un paio di ricerche sviluppate in Italia»: a una di queste potrebbe collaborare proprio Rottapharm Biotech.
La seconda strada percorsa dal mondo della scienza è la ricerca di un antivirale specifico, che oggi non c’è e non può esserci, perché il virus era totalmente sconosciuto fino a pochi mesi fa. «Due filoni, in questo caso: uno in emergenza, cioè verificando le potenzialità di quelli già esistenti e che erano stati sviluppati per altri virus, come quelli per l’Aids, per la Mers o la Sars. Il problema è appunto che non sono specifici, sono farmaci (alcuni solo potenziali) che sono stati sviluppati per altre infezioni, ma qualche successo si sta verificando. Diciamo che quantomeno alcuni antivirali già esistenti sembrano controllare la malattia».

Ricerca e aziende intanto stanno lavorando sul secondo filone degli antivirali, che è quello di un farmaco specifico per il nuovo coronavirus, ma in questo caso il processo è molto più lungo, perché sono percorsi complessi. «Non bisogna però abbassare la guardia nemmeno su questo fronte, perché comunque non è detto che i vaccini si trovino in fretta».

Il terzo ambito è controbattere le conseguenze dell’infezione da Covid-19, cioè trovare le risposte per i danni provocati all’organismo dall’infezione. «In questo momento la conseguenza più grave è la polmonite, che determina una insufficienza respiratoria acuta, quella che ha compromesso le funzioni di chi non è sopravvissuto». L’obiettivo in questo caso è trovare farmaci in grado di «antagonizzare la tempesta citochinica che è alla base della cascata infiammatoria. Bisogna trovare qualcosa di molto potente che riduca l’infiammazione, indipendentemente dall’uccisione del virus» ed è quello che è stato fatto anche con alcuni farmaci già in uso contro l’artrite reumatoide.
E poi ci sono le nuove molecole totalmente innovative. «Anche in questo caso esistono già diversi approcci farmacologici in fase di studio: anche noi stiamo cercando di collaborare in questo senso con due aziende americane».

Lucio Rovati avverte: per la seconda e la terza strada si tratta di un percorso lungo, che di norma occupa dieci anni per arrivare a un farmaco nuovo. Per il vaccino di solito «occorrono cinque o sei anni, ma in presenza di una pandemia scattano procedure di emergenza che possono darci una prospettiva di uno e mezzo, due. Forse qualcosa sarà disponibile per l’inverno prossimo, i risultati maggiori tra estate e autunno del 2021».

L’importante è che qualsiasi tipo di ricerca sia rigorosa e condotta secondo metodologie ben codificate, anche se in emergenza e con il massimo della velocità: «Il rimedio che arriva via internet, apparentemente provato senza logica e controlli anche se da un bravo medico, non serve a niente e a nessuno».

Rottapharm Biotech sta tessendo collaborazioni con alcune aziende, in particolare una con un vaccino che potrebbe essere in sperimentazione clinica entro la fine dell’anno. Altri progetti sono aperti con realtà statunitensi che hanno nuove tecnologie per controbattere l’infiammazione portata dal virus. «La ricerca nuova si può fare solo così, con collaborazioni tra diverse realtà: nessuno oggi può pensare di fare da sè, ogni centro ha le sue competenze che può portare per ottenere risultati».


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