Chiesta la condanna per tre ex bancari infedeli a processo a Monza

L’accusa per tre ex bancari di una filiale di Veduggio con Colzano è di aver prelevato dai conti bancari di alcuni clienti la somma complessiva di 210mila euro per favorire un’impresa di costruzioni. Chiesti 4 anni e mezzo di reclusione, i fatti risalgono al 2010.
Veduta area del tribunale di Monza
Veduta area del tribunale di Monza

L’accusa è di aver prelevato dai conti bancari di alcuni clienti la somma complessiva di 210mila euro per favorire un’impresa di costruzioni. Per queste vicende risalenti al 2010, la pubblica accusa ha chiesto la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione senza attenuanti generiche per tre ex bancari (l’ex direttore e i responsabili amministrativo e della clientela) della filiale di Veduggio con Colzano del Banco Desio, attualmente a processo davanti al tribunale di Monza per appropriazione indebita, truffa e falso. Con loro anche altre 18 persone, tra i quali il titolare della impresa edile, accusato a vario titolo.


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La discussione della pubblica accusa si è tenuta nei giorni scorsi. Al termine dell’udienza il tribunale ha disposto un rinvio. Si tratta comunque di reati destinati a cadere in prescrizione, considerando l’eventuale quanto scontato processo d’appello. A far emergere il caso erano stati gli stessi ignari clienti. Qualcuno di loro si è accorto dei temporanei ammanchi sui conti e ha fatto scoppiare il caso. Non solo: i tre ex funzionari avrebbero anche falsificato le credenziali sul sistema informatico dell’istituto per far ottenere a persone legate da rapporti di lavoro con l’imprenditore edile finanziamenti o affidamenti.

Tra i destinatari di questi presunti finanziamenti illeciti, ci sarebbero anche un paio di commercialisti. Così come un’altra coppia di professionisti si ritrovano imputati a vario titolo di truffa e di falso per avere falsificato la documentazione di alcune società in modo da fare loro ottenere ingiustamente aperture di credito.
La banca si è costituita parte civile nel processo, chiedendo, attraverso i suoi legali, la somma di quattro milioni di euro di risarcimento dei danni, sia patrimoniali, che morali. Gli imputati, da canto loro, negano invece ogni accusa.