Mettere insieme acqua, rifiuti, energia, investimenti e una montagna di Comuni non è esattamente come organizzare una cena tra amici. Eppure BrianzAcque e Bea ci stanno provando.
Una grande multiutility per dare alla Brianza un soggetto più forte, più strutturato e con ambizioni industriali che vanno ben oltre i confini del singolo municipio. Fin qui, tutto bene. Anzi, benissimo. Il progetto è talmente ambizioso che sta riuscendo nell’impresa di aggregare società e, contemporaneamente, disaggregare un partito.
Brianzacque-Bea, tre sindaci contro: chi si fonde davvero?
Perché mentre la multiutility cerca di fondere BrianzAcque e Bea, la Lega rischia di fondere soltanto i propri nervi. Sulla partita, infatti, il partito non viaggia affatto compatto. Da una parte ci sono amministratori che sostengono il progetto e lo considerano una prospettiva strategica per il futuro dei servizi pubblici brianzoli.
Dall’altra tre sindaci leghisti hanno deciso di mettere nero su bianco dubbi, perplessità e soprattutto un avvertimento agli altri colleghi: prima di continuare, guardate bene dove mettete la firma.
Brianzacque-Bea, tre sindaci contro: il passo a tre
Laura Borella, la sindachessa di Lissone, Marco Citterio, sindaco di Giussano ed Emanuele Pozzoli, primo cittadino di Besana in Brianza, hanno scritto a sindaci, assessori e consiglieri della Lega. Il succo politico è piuttosto semplice: la Corte dei conti ha sollevato questioni che, secondo loro, non sono state superate dalle integrazioni presentate dalle società. E dunque chi deciderà di andare avanti dovrà essere consapevole anche delle possibili conseguenze personali. Il paradosso è servito. Mentre BrianzAcque cerca di diventare più grande, la Lega scopre di essere diventata più piccola. Almeno sulla multiutility. E il cortocircuito è ancora più curioso perché BrianzAcque non è certo una società politicamente estranea al Carroccio: il presidente è espressione della Lega e nel consiglio di amministrazione siede un leghista favorevole all’operazione. Dall’altra parte, tre sindaci dello stesso partito chiedono invece prudenza e invitano i colleghi a non procedere. Il caso Lissone aggiunge un altro pezzo al puzzle.
Brianzacque-Bea, tre sindaci contro: la partita confusa
La città non ha mai voluto entrare nella partita e l’amministrazione Borella ha evitato di portare la fusione all’ordine del giorno del Consiglio comunale. Ora la sindachessa firma una lettera che invita gli altri amministratori leghisti a pensarci due volte.
La multiutility, insomma, dovrebbe servire a mettere ordine nel sistema Brianza. Prima, però, dovrà fare i conti con il disordine della politica.