Per anni in Brianza abbiamo assistito a un fenomeno curioso: Comuni capaci di litigare persino sulla posizione di un cestino dei rifiuti che improvvisamente si scoprono favorevoli a una grande aggregazione industriale. E già questo, da solo, meriterebbe quasi una celebrazione civile. La fusione tra Bea e BrianzAcque non è soltanto una partita tecnica fatta di quote, concambi e piani industriali lunghi quanto un romanzo russo. È soprattutto il tentativo concreto di mettere insieme pezzi di servizi pubblici che fino a oggi hanno viaggiato spesso paralleli, sfiorandosi senza mai davvero integrarsi.
Da una parte l’acqua, dall’altra rifiuti ed energia. In mezzo, la Brianza. Che detta così sembra quasi il trailer di una serie Netflix sull’amministrazione locale, ma in realtà è una delle operazioni più importanti degli ultimi anni sul territorio. Perché il punto vero è semplice: più massa critica significa più investimenti, più forza finanziaria e teoricamente anche più capacità di programmare. E in tempi in cui i Comuni fanno i conti con bilanci sempre più stretti, non è esattamente un dettaglio.
Poi certo, la politica farà la politica. Ci saranno i sospetti, le guerre di quote, gli equilibrismi territoriali e i sindaci che controlleranno le percentuali azionarie con la stessa tensione con cui si guarda una finale ai rigori. Fa parte del gioco. Per una volta la Brianza sembra aver capito una cosa elementare: i servizi pubblici non si gestiscono con il campanile. Si gestiscono con dimensione, competenze e capacità industriale.
In un territorio storicamente innamorato delle divisioni in piccole patrie amministrative, qualcuno ha finalmente deciso che collaborare non è una parolaccia. Anzi. Potrebbe perfino essere una buona idea.