È un voto che pesa sul piatto dell’aggregazione tra Bea e Brianzacque quello espresso martedì 21 luglio dal consiglio provinciale: il via libera all’operazione era, peraltro, annunciato dato che l’ente di via Grigna, forte del 30% del pacchetto azionario di Brianzacque e del 13,76% di Bea, con 15,72% delle quote sarà il maggior azionista della multiutility che opererà nel settore idrico integrato e in quello dello smaltimento dei rifiuti.
Fusione Bea-Brianzacque, il presidente Santambrogio
Il presidente Luca Santambrogio, durante il dibattito, ha rivendicato una sorta di paternità sulla nascita del nuovo soggetto che ha incassato sedici sì bipartisan: «L’iter è partito da qui in piena pandemia, in occasione della discussione sulla razionalizzazione delle nostre partecipate – ha affermato – abbiamo affidato uno studio per valutare un eventuale dialogo tra le società del territorio, seguito da una lettera a Brianzacque per verificare una possibile operazione con altre aziende», ha detto il presidente brianzolo.
«L’aggregazione – ha proseguito – è un’operazione identitaria che crea un dialogo tra due realtà importanti: non deve fermarsi qua» ma dovrebbe coinvolgere altri soggetti pubblici o maggioranza pubblica. Oltre che identitario, secondo Vincenzo Di Paolo di Brianza Rete Comune, il processo» che vede coinvolte le due partecipate «è il frutto di una visione sulla «gestione pubblica di determinati servizi».
Fusione Bea-Brianzacque, la mozione del centrosinistra
Il centrosinistra avrebbe voluto discutere una mozione con cui, tra l’altro, impegnare il presidente a chiedere alla multiutility di aprire un confronto con le aziende pubbliche che operano nella raccolta dei rifiuti, a effettuare interventi di compensazione forestale legati al funzionamento del termovalorizzatore di Desio e dei depuratori, a gestire per conto dei comuni appalti di manutenzione del verde.
Il documento è «condivisibile» secondo Luca Santambrogio che ha proposto di trasformarlo in un atto di indirizzo in modo da imprimergli maggior forza politico-amministrativa.
«L’operazione è profondamente brianzola – ha commentato il leghista Andrea Villa – costruita sull’efficienza, la concretezza e il fare sistema mettendo insieme due eccellenze. Sarà fondamentale che la Provincia riesca a vigilare affinché la sinergia si traduca in benefici per i cittadini e il territorio». Per il forzista Massimiliano Longo è una scelta lungimirante nei confronti dei cittadini che ha come obiettivo «un grande progetto industriale».
Si è espresso a favore anche il suo collega Michele Santoro che a Cesano Maderno non ha votato a causa di perplessità sulla gestione dei rifiuti chiarite successivamente.
Fusione Bea-Brianzacque, il tassello
Non ha, invece, partecipato alla votazione Francesco Pasquali di Brc secondo cui «manca il tassello rappresentato da chi si occupa della raccolta dei rifiuti» come Gelsia.
Il consigliere ha criticato la realizzazione della terza linea del termovalorizzatore «non per ragioni ideologiche o anti scientifiche, ma di politica industriale» in quanto in Lombardia sono attivi dodici impianti che trattano il 37% dei rifiuti inceneriti in Italia e quello di Desio «non avrebbe la capacità di competere con i colossi» di Brescia e di Milano.
Con il voto della Provincia, positivo, il progetto di aggregazione inizia a vedere il traguardo del 66% di sì per procedere.