Monza: negli atti del processo come il falso ginecologo approfittava delle ragazze minorenni
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Monza: negli atti del processo come il falso ginecologo approfittava delle ragazze minorenni

Le bugie del “dottor Berti” alle minori e un abuso in una casa in zona parco a Monza: nelle 3mila pagine degli atti i metodi usati dal falso medico arrestato per aver adescato ragazzine sui social e aver approfittato di loro.

“Tu devi pensare a me come un amico, non come un avversario sennò... non ha senso tutto quello che stiamo facendo, capito?”. Detto da un uomo di 50 anni, ingegnere residente nel circondario monzese, a una ragazzina che, all’epoca della conversazione (febbraio 2019) non aveva ancora compiuto 16 anni.

Il personaggio in questione è il falso ginecologo, il fantomatico “dottor Berti”, creatore del “trattamento neutro”. Quello capace di produrre un liquido seminale in grado di “rendere infertili le donne”, ideale per le ragazzine che “non vogliono essere frigide”. L’uomo che aveva bisogno di “tipe da neutralizzare”.

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Il “ginecologo” che, per dare una parvenza di credibilità alla sua “fama”, creava falsi articoli di giornali di importanti quotidiani italiani e stranieri. La vicenda è nota - quella culminata con l’arresto dell’uomo da parte della Squadra Mobile in primavera - ma il Cittadino è venuto a conoscenza di alcuni atti depositati in oltre 3mila pagine di fascicolo, che rivelano aspetti inediti.

Il via al processo - Da un punto di vista giudiziario, la scorsa settimana, il gup di Milano Patrizia Nobile ha aperto il processo con l’abbreviato decidendo di rinviare l’udienza a marzo per ascoltare il perito che ha sottoposto a esame psicologico le parti offese, due ragazze di 15 e 17 anni, una brianzola e una di Milano.

Secondo le accuse l’uomo ha irretito varie giovani attraverso falsi profili Instagram (secondo quanto emerso da ambienti investigativi, questi fatti sarebbero “solo la punta dell’iceberg”) fingendo di essere uno stimato medico in grado in grado di migliorare la loro vita sessuale e di relazione (“un trattamento per il bene esclusivo delle ragazze per permettere loro di andare avanti nella vita”).

Si è fatto inviare foto di minorenni nude, e alcune occasioni avrebbe abusato di loro. Almeno due di queste violenze sono avvenute in un appartamento monzese, in una pregiata palazzina della zona parco.

Direttamente a scuola - L’uomo andava a prendere le vittime a scuola (a Milano), o fuori da una biblioteca (in Brianza). Le conversazioni intercettate dalla polizia all’interno della sua vettura, rivelano un campionario disgustoso di falsità e bugie pronunciate a una delle vittime. Il gip Lorenza Pasquinelli, nell’ordinanza che lo ha mandato in carcere (dove si trova tuttora) li definisce “toni melliflui e moine”, o “monologhi affettati e lusinghieri”.

Rivolto a una minore brianzola le dice: “Tu sei diversa dalle altre ragazze, sei speciale per me, per quanto mi riguarda l’ho capito subito”. Di fronte all’atteggiamento di chiusura e di rifiuto dell’adolescente, che comincia a rendersi conto della realtà, l’uomo calca la mano: “Vorrei solo cercare di aiutarti... però se tu vuoi finirla...cioè io mi sono preso a cuore la situazione... mi dispiace per te, cosa vuoi che ti dica, io sono preoccupato per te... ma se tu vuoi questo, la finiamo, se pensi a me come un nemico, tutto quello che stiamo facendo non ha senso capito?...dai fai un bel respiro su, sei speciale, l’ho capito dalla prima volta che ti ho parlato”.


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