Finto ginecologo accusato di violenza sessuale: l’assessore di Monza invita eventuali vittime a denunciare
Monza Martina Sassoli (Foto by Fabrizio Radaelli)

Finto ginecologo accusato di violenza sessuale: l’assessore di Monza invita eventuali vittime a denunciare

L’assessore di Monza Martina Sassoli invita le eventuali altre vittime del finto ginecologo scoperto a Monza e Brianza a farsi avanti e denunciare. L’uomo, 50 anni, è accusato di violenza sessuale su minorenni.

«Se, come emerge dalle prime indagini, sono stati numerosi i contatti instaurati tramite social è indispensabile che le ragazze che sono cadute in questa trappola diabolica e che sono vittime di un vero e proprio abuso si facciano avanti e denuncino». Sono le parole con cui l’assessore alle pari opportunità del Comune di Monza, Martina Sassoli, invita chiunque sia stata vittima del finto ginecologo incastrato dalla polizia di Stato a farsi avanti e denunciare quanto accaduto.

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L’uomo, ingegnere monzese di 50 anni, è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di avere adescato ragazze minorenni sui sistemi di messaggistica online, anche con profili multipli, e di averne poi abusato. Avrebbe convinto almeno tre ragazze, due delle quali di 15 e 17 anni, ad avere con lui rapporti sessuali non protetti, spacciandosi per ginecologo e millantando di aver subito un intervento chirurgico che aveva reso il suo sperma un “miracoloso anticoncezionale”.

«Sono sconvolta dalla notizia dell’arresto del finto ginecologo che adescava ragazze, o meglio, bambine sui social. Una vicenda che ha profondamente scosso la nostra comunità», ha detto l’assessore monzese che invita «genitori e figli di aprire un varco in quel mondo inaccessibile di relazioni digitali che i ragazzi oggi vivono come normalità. Ma soprattutto di instaurare un confronto aperto, senza preconcetti, che aiuti i più giovani a comprendere i rischi devastanti che si insinuano nella rete. Per questo chiediamo l’aiuto delle famiglie, delle mamme in particolare, e degli insegnanti, affinché possano parlare con le proprie figlie e studentesse spiegando loro cosa è successo e soprattutto come è potuto accadere».


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