Pedemontana: rinviata a luglio l’udienza al Tar del ricorso sulla D-Breve

È stata rinviata al 2 luglio la discussione del ricorso al Tar per i documenti mancanti che riguardano l’approvazione della variante D-Breve di Pedemontana.
Il Tar del Lazio
Il Tar del Lazio

È stata rinviata al 2 luglio la discussione del ricorso al Tar per i documenti mancanti che riguardano l’approvazione della variante D-Breve di Pedemontana. L’udienza si è tenuta venerdì davanti ai giudici amministrativi della Lombardia, che hanno tuttavia ritenuto di rinviare di poche settimane la decisione attesa dalle dieci amministrazioni ricorrenti. Le stesse che hanno presentato lo scorso gennaio il ricorso principale (al Tar del Lazio) contro l’approvazione da parte di Cal Spa del progetto definitivo dell’ultimo tratto di Pedemontana che, invece, entrerà nel merito il prossimo novembre.

Pedemontana: rinviata a luglio l’udienza al Tar sul ricorso sulla D-Breve, i Comuni

Qui la questione riguarda invece la documentazione che i Comuni in sede di ricorso principale avevano chiesto a Cal e relativi all’iter approvativo. Documenti che, hanno spiegato i Comuni firmatari di entrambe le azioni legali (Vimercate, Agrate, Bellusco, Bernareggio, Burago, Caponago, Carnate, Cavenago, Ornago e Sulbiate) non sarebbero mai stati consegnati. Si tratta di parecchie decine di documenti riassunte in una trentina di richieste e, entrando nel dettaglio, si può dire che riguardino sostanzialmente il percorso fatto dal progetto fino al via libera pubblicato sulla Gazzetta ufficiale lo scorso dicembre.

Pedemontana: rinviata a luglio l’udienza al Tar sul ricorso sulla D-Breve, le richieste

Per riassumere, a grandi linee, le richieste comprendono in particolare la documentazione progettuale, le valutazioni espresse dai singoli enti coinvolti nell’iter (in particolare il ministero dell’Ambiente da cui si attendeva la famosa valutazione ambientale rimasta poi introvabile) e, infine, le attività specifiche svolte da Cal Spa stessa per arrivare all’ok che secondo i Comuni sarebbe dovuto invece provenire dal Cipess, il comitato interministeriale per la programmazione economica.
Un blocco non indifferente dunque di carte da cui i ricorrenti si attendono risposte a quesiti che saranno poi portati in sede di ricorso principale, quello per inciso che punta dritto al cuore della variante stessa. Secondo i Comuni, infatti, l’approvazione sarebbe avvenuta seguendo un percorso almeno “irrituale”, saltando a piè pari alcuni step fondamentali e dando un’interpretazione estesa anche alla cosiddetta norma “sblocca cantieri” che – avevano a suo tempo sottolineato – consente un turbo solo per i progetti in fase esecutiva o già avviati e non per quelli in fase ancora definitiva.

Non solo. La stessa pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale era stata contestata in quanto avvenuta senza comunicazioni istituzionali preventive e in una sezione secondaria del sito deputato ad accogliere tutti i provvedimenti approvati ufficialmente. Un po’ poco per un progetto da 5 miliardi complessivi di cui 600 milioni relativi soltanto alla variante oggetto della contestazione.

L'autore

Giornalista professionista dal 4 luglio 2008, mi sono occupata per lo più di cronaca. Politica, nera e giudiziaria per quotidiani nazionali e settimanali locali. Dallo scorso settembre sono tornata a ilCittadino. Amo la fotografia e i cani perché non usano parole. Che sono preziose. Sono più i dolori delle gioie, ma il giornalismo, per me, è ancora il Mestiere. Con la maiuscola.