Monza, 25 aprile: «Svaligiavano i treni dei nazisti, capii che l’incubo stava per finire»

Storie di 25 aprile a Monza: i ricordi delle donne monzesi dall’antifascismo alla resistenza.
Monza, partigiani il 25 aprile 1945
Monza, partigiani il 25 aprile 1945 Fabrizio Radaelli

Passando in bicicletta davanti alla stazione di Monza ricordo che vidi tanta gente che svaligiava i vagoni ferroviari di tutta la merce che i tedeschi in fuga avrebbero voluto portare in Germania. Capii che l’incubo stava per finire”.
Era un mercoledì, le parole sono quelle di Matilde Parma, a lungo impegnata nelle attività di “soccorso rosso” e la Storia, quella che poi si sarebbe trovata nei libri, era a una delle sue svolte: perché quel mercoledì di 78 anni fa ha rappresentato uno spartiacque tra il prima della dittatura e il dopo della democrazia.

Monza, storie di 25 aprile: “Le donne monzesi”

I ricordi di una giornata (meglio: di due giornate, perché a Monza per il 25 aprile è stato fondamentale anche il 26) e di un periodo straordinari sono stati raccolti (anche) dalla sezione monzese di Anpi, commissione “Scuola e cultura”: si trovano online nella sezione del sito anpimonza.it dedicata a “Le donne monzesi”, ma sono anche stati editi dall’associazione Novaluna, che qualche anno fa dato alle stampe “Testimonianze di donne monzesi dall’antifascismo alla resistenza”.

Monza, storie di 25 aprile: le testimonianze

«Attraverso voci di quelle donne», quindici in totale quelle raccolte, da Eugenia Farè a Elisa Pezzotta, da Angela Ronchi a Paola Giannella, «riusciamo ad avvicinarci e a conoscere una generazione incredibile, che ha vissuto e creduto fortemente nei valori della giustizia e della libertà»: lo spiega Milena Bracesco, presidente di Aned Monza-Sesto San Giovanni, che – con Aurora Belli, Silvia Lalìa, Franca Menghini e Giovanna Meroni – ha raccolto le testimonianze che ci fanno immergere nell’atmosfera che si respirava in una Monza che appena sbilanciata verso il futuro.

«Ci abbiamo lavorato in occasione del 40esimo anniversario della lotta di liberazione, ormai parecchi anni fa. Ma le storie di queste donne restano più che mai attuali: raccogliere le loro testimonianze è stato per noi un dovere, perché all’epoca di certi fatti si parlava ancora troppo poco, quando invece conoscere e far conoscere era necessario».

Monza, storie di 25 aprile: i racconti

E allora ecco anche altre parole: ad esempio quelle di Angela Ronchi, antifascista, che di quel mercoledì e del giorno successivo offrono un’altra prospettiva. Rievocano “la felicità e la gran confusione”, ma anche “l’orrore provato nel vedere il luogo di tortura e di morte che i fascisti avevano organizzato in piazza Trento e Trieste, il sangue frettolosamente asciugato con la segatura e l’enorme stufa dove erano stati bruciati gli indumenti e i resti dei partigiani che avevano avuto il tremendo destino di essere presi e portati sino lì”: Ronchi e le sue compagne Rosetta Pacchetti e Elisa Pezzotta erano andate in centro “per prendere le armi da portare ai partigiani che circondavano le scuole di San Fruttuoso, dove ancora erano asserragliati molti fascisti che non credevano fosse la fine e tentavano una inutile resistenza”. Lo stesso episodio viene raccontato anche dalla Pezzotta: “Da San Fruttuoso corremmo in piazza, eravamo tre ragazze su due biciclette. Subito andammo nella cantina dello stabile (la casa del fascio, ora sede dell’agenzia delle entrate, ndr) e vidi proprio con questi occhi molte tracce di sangue e di materia cerebrale sui muri. Sicuramente lì erano stati torturati molti nostri compagni. Il nostro sdegno era enorme”.