Sarà l’intelligenza artificiale a decidere la migliore alimentazione per i neonati prematuri. Lo dice uno studio condotto dall’Irccs Fondazione San Gerardo con Politecnico di Milano, pubblicato sul Journal of Perinatology.
Salute e tecnologia: l’intelligenza artificiale dà da mangiare ai nati prematuri, lo studio e le professioniste coinvolte
Lo studio è frutto del lavoro congiunto di ricercatrici della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori (FSGT) e del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano.
Per la Fondazione monzese hanno partecipato le neonatologhe Maria Luisa Ventura, Valentina Bozzetti, Valeria Cavalleri, Lucia Iozzi con le ingegnere Emanuela Zannin e Paola Coglianese. Per il DEIB del Politecnico di Milano hanno contribuito la professoressa Simona Ferrante con le ingegnere Linda Greta Dui e Silvia Riccò.
Il lavoro affronta uno dei momenti più delicati nella cura del neonato altamente pretermine: il passaggio dall’alimentazione per via endovenosa (parenterale) a quella per via orale (enterale). Si tratta di una fase di “transizione nutrizionale” estremamente importante per crescita e sviluppo. Oggi questo passaggio viene gestito senza approcci standardizzati, ma un apporto di nutrienti eccessivo, insufficiente o sbilanciato può determinare complicazioni e contribuire a un rallentamento della crescita.
Salute e tecnologia: l’intelligenza artificiale dà da mangiare ai nati prematuri, le ricercatrici
«I risultati – spiegano le ricercatrici – mostrano che un adeguato apporto di proteine e lipidi già nei primi giorni di vita, insieme al tasso di crescita nella prima settimana, rappresentano elementi chiave per predire il rallentamento della crescita del neonato. Durante lo studio i pazienti sono stati suddivisi in diversi profili di prematurità: è emerso infatti come i fabbisogni e gli apporti nutrizionali differiscano nei vari gruppi e tutto ciò apre la strada a una maggiore personalizzazione delle cure.
«Nei neonati grandi prematuri la crescita non è solo un indicatore numerico: un rallentamento della crescita extrauterina può avere conseguenze che si estendono nel tempo, con possibili ricadute anche sullo sviluppo neuro cognitivo – spiega Valentina Bozzetti – Per questo studiare la transizione nutrizionale significa puntare non solo a “far crescere di più”, ma a sostenere la qualità complessiva dello sviluppo. Per farlo, però, serve riuscire a leggere davvero ciò che accade nei giorni più delicati della vita, quando ogni scelta può fare la differenza».
Salute e tecnologia: l’intelligenza artificiale dà da mangiare ai nati prematuri, il “mare di dati” di mille cartelle cliniche
«È qui che entra in gioco la forza dei dati: in questo lavoro abbiamo potuto attingere a un vero e proprio “mare di dati” – sottolinea Maria Luisa Ventura – oltre mille cartelle cliniche elettroniche di neonati grandi prematuri seguiti in un unico centro, ciascuna ricchissima di informazioni cliniche e nutrizionali. Mettere questo patrimonio nelle mani dell’intelligenza artificiale significa poter affrontare una complessità che gli studi tradizionali non riescono a catturare con la stessa profondità».
«L’intelligenza artificiale permette di integrare grandi volumi di dati clinici eterogenei e di trasformarli in strumenti utili per la ricerca e, progressivamente, per supportare le decisioni cliniche – commenta Simona Ferrante – Il valore nasce dall’incontro tra competenze: da un lato la solidità metodologica e la capacità di leggere la complessità dei dati, dall’altro la conoscenza clinica che dà senso ai numeri e orienta le domande giuste. È così che i modelli diventano non solo accurati, ma anche interpretabili e potenzialmente trasferibili nella pratica».