Parla il sindaco di Seregno: «Io, quell’aperitivo e i bar chiusi per mafia»

Parla il sindaco di Seregno: «Io, quell’aperitivo e i bar chiusi per mafia»

Il sindaco di Seregno Edoardo Mazza parla al Cittadino a tre settimane dalla chiusura dei due bar del centro storico per “contiguità con la ’ndrangheta”: «Quell’aperitivo elettorale è stato un errore, ma questo non fa di me un colluso con la mafia».

«Le ultime sono state settimane molto sofferte, anche se personalmente sono tranquillo e so che i documenti testimoniano la bontà del mio comportamento. Tuttavia, ho capito che quell’aperitivo elettorale al “Tripodi pane e caffè” è stato inopportuno politicamente. Ma questo non fa di me un colluso con la mafia, come in troppi hanno detto o scritto». Edoardo Mazza chiarisce così a “il Cittadino” la sua posizione, in coda al periodo più tormentato della sua ancor breve esperienza di sindaco.

Sindaco, in che senso fu politicamente inopportuno quel drink?
«Ho compreso che un politico deve prestare la massima attenzione ai luoghi che frequenta e perfino alle persone che saluta. Chi mi critica sappia che il frangente della campagna elettorale è stato per me molto intenso e che il ritmo non mi ha consentito di riflettere e valutare, come oggi ho potuto fare. Quell’aperitivo è stato organizzato da una candidata e ci sono rimasto appena mezz’ora. Ripeto: questo non fa di me un colluso».

Ritiene quindi che il suo comportamento sia stato lineare?
«Certo, lo prova l’intero iter che ha portato alla chiusura dei due esercizi. I nostri uffici, come fanno di prassi, hanno richiesto nel dicembre del 2014 per “La Torrefazione” e nel febbraio del 2015 per “Tripodi pane e caffè” la verifica della sussistenza dei requisiti antimafia all’ufficio antimafia della prefettura, che ha risposto il 18 febbraio di quest’anno, segnalando la «sussistenza di un oggettivo pericolo», per una «consolidata vicinanza alla criminalità organizzata di stampo mafioso». Perciò, a noi è stata demandata l’adozione dei provvedimenti conseguenti. Dopo un confronto con la struttura comunale, abbiamo vietato nell’immediato il proseguimento delle attività, evitando di limitarci all’apertura di procedimenti che avrebbero portato comunque a questa conclusione».

Allora perché all’inizio ha parlato di ordini superiori?
«Le mie dichiarazioni sono state prudenti per scelta. Un sindaco di una città di 45mila abitanti in questa fase deve essere responsabile. Ha fatto più o meno la stessa cosa in questi giorni il mio collega di Cesano Maderno Gigi Ponti, che in una situazione analoga ha cercato di circoscrivere il problema. Ciò che è emerso è gravissimo, ma spiace vedere che si sia fatto di tutta l’erba un fascio. Anche per colpa di certa politica...».

A chi, o a cosa si riferisce?
«La senatrice del Pd Lucrezia Ricchiuti ha chiesto di sciogliere il nostro consiglio comunale per contiguità con la mafia, ma per Cesano Maderno non ha fatto altrettanto. Ha agito senza conoscere la realtà dei fatti, per mero tornaconto elettorale. Da chi siede in Parlamento mi sarei aspettato un atteggiamento differente».

Perché domenica non ha partecipato alla manifestazione in piazza Vittorio Veneto?
«Perché era una manifestazione targata politicamente, come prova il fatto che l’ha organizzata il Partito democratico, e non ho voluto prestarmi a nuovi attacchi personali. In certi casi serve un fronte comune. Invece, la sinistra ha approfittato dell’accaduto per strumentalizzazioni politiche».

In consiglio comunale non è stato troppo duro, quando ha paragonato il consigliere democratico Leonardo Sabia alla sua figlioletta di due anni?
«Non ho nulla contro Sabia, ma non posso non sottolineare che abbia difettato in questi mesi di onestà intellettuale. La sua parentela con una persona in carcere a seguito dell’operazione “Infinito”, che lui rivendica di aver rinnegato, avrebbe dovuto comunicarla in campagna elettorale o nella prima seduta del consiglio comunale, non solo dopo che la circostanza è diventata di pubblico dominio».

Cosa intende fare ora?
«Il 6 aprile è prevista l’udienza davanti al Tar per la sospensiva del provvedimento in capo alla famiglia Tripodi e noi ci costituiremo in giudizio. L’altra proprietà al momento non si è mossa».

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