Zona arancione ma le palestre restano chiuse, il grido d’allarme da Monza e Seregno: «Noi siamo senza colori»
Palestra Monza Fabio Troiano

Zona arancione ma le palestre restano chiuse, il grido d’allarme da Monza e Seregno: «Noi siamo senza colori»

L’amarezza di Fabio Troiano dello studio fitness Salusphaera di Monza, uno dei tanti che sta vivendo un momento molto drammatico e complicato e di numerosi titolari di palestre di Seregno, che vivono una situazione al limite

Zona arancione? Per le palestre non cambia nulla. Rimarranno ancora chiuse. «Noi siamo senza colori» dice ironicamente Fabio Troiano trainer dello studio fitness Salusphaera di Monza, uno dei tanti che sta vivendo un momento molto drammatico e complicato.

«La cosa che mi spaventa di più è la mancanza di certezze. La nostra categoria non ha colori. Indipendentemente dalla fascia di rischio noi non possiamo mai lavorare» dice. «Non abbiamo mai avuto risposte sul nostro futuro – continua - e per questo è difficile fare programmi. Sento colleghi che sono profondamente abbattuti-afferma -io sono un positivo di natura e cerco di rimboccarmi le maniche, di trovare delle soluzioni alternative per riorganizzarmi». Il trainer si è impegnato a seguire i suoi allievi con lezioni online. «In presenza il nostro staff ha sempre lavorato su percorsi personalizzati one to one e abbiamo portato questa filosofia anche da remoto, io stesso studio quotidianamente la tipologia di allenamento da proporre ai miei allievi pensando ad esercizi compatibili con l’attività da casa dove non ci sono attrezzi e l’ambiente non è certo quello della palestra». La chiusura delle palestre, secondo Troiano, a breve farà sentire le sue ricadute negative sulla salute di molti.

«Allenarsi, fare movimento è importante per tutti indipendentemente dall’età. La mancanza di esercizio fisico, in particolare, è dannosa per chi soffre di malattie croniche e, ora come ora, anche per chi è costretto allo smart working. Perché non farci aprire quando altre attività che si svolgono a stretto contatto con le persone funzionano regolarmente?». A tutto ciò si aggiungono le preoccupazioni per lo studio che pur essendo chiuso «continua ad avere le spese vive. I ristori sono esigui, le tasse, anche se ce le rimandano, le dobbiamo sempre pagare. E poi ci sono gli affitti da onorare. Non nego che mi viene ogni tanto un po’ di rabbia. Le soluzioni per farci lavorare in sicurezza ci sarebbero. Ma sembra che nessuno le voglia applicare».

«La situazione è tragica- dice Adriano Jannucci di “Isola del fitness” di via Cairoli, a Seregno - e speriamo non diventi peggio. Dipende da quando ci faranno riaprire. La mia palestra è storica, aperta nel 1982. Abbiamo valutato che non vale la pena lavorare per dei servizi personal. I ristori di otto mesi di fermo non sono stati adeguati. Le bollette del telefono, riscaldamento e luce devono essere pagate, nonostante siamo chiusi. Per la luce con non consumiamo c’è da pagare 80 euro e 400 sono di tasse. Incredibile. Le nostre spese mensili si aggirano sui mille 600 euro, più le spese dell’affitto. Teniamo duro, continuiamo ad incrociare le dita nella speranza che la situazione migliori e si possa tornare a lavorare» .

Valeria Iannuzzi

Valeria Iannuzzi
(Foto by Paolo Volonterio)

Valeria Iannuzzi della “Liberty dance Asd” di via Cristoforo Colombo: «Non mollo per ora. Sto cercando di tenere duro anche se siamo chiusi perché aprire per i personal attualmente non ne vale la pena. Spero di poter resistere fino a marzo perché è mia intenzione proseguire l’attività. Se continuerà questo andazzo, però, dovrò cominciare a pensare seriamente di trovare un’altra soluzione. Per ora mi limito a svolgere delle lezioni on line, ma è tutto più difficile. Aiuti dallo Stato? Per ora pochi; mi sono serviti per attutire il contraccolpo, ma non per coprire i buchi».

«I ristori di Stato sono serviti per pagare l’affitto di un paio di mesi - dice Mattia Mariani dello “Studio Delta 84” di via Cavour - cominciano ad essere troppi i mesi di fermo. L’unica attività che svolgo sono i personal online, il 30% tutti adulti, mentre in presenza avevo il 90% di ragazzi per la ginnastica correttiva. Quando il tempo lo ha permesso ho svolto lezioni in presenza all’aperto. Fino a settembre penso di poter reggere attingendo ai risparmi personali. Poi si vedrà».

Mattia Mariani

Mattia Mariani
(Foto by Paolo Volonterio)

Silvia Dell’Orto del “Centro olistico Kinesis 2.0” di via D’Azeglio, a Seregno, cerca di tenere duro: «La situazione si va facendo sempre più difficile. Non siamo ancora ai livelli di pensare ad abbassare definitivamente le saracinesche, però, restare inattivi fino al 5 marzo sta diventando davvero pesante. Difficile pensare di riaprire ancora a singhiozzo. Dallo scorso febbraio le entrate sono state scarsissime, con queste aperture lampo che ci vengono concesse. I clienti non fanno a tempo a riprendere l’attività che devono fermarsi. Mancando la continuità anche per non riescono più ad organizzarsi con una programmazione precisa e cadenzata, com’era prima del lockdown. Ho partecipato a tre bandi e non sono mai rientrata in alcuna casistica. Quindi niente ristori. Per ora ho avuto la comprensione della proprietaria dei locali che mi ha diminuito un poco l’affitto. Ma restano le bollette di luce, gas e riscaldamento. Le pochissime entrate per ora sono dell’attività online, ma è dallo scorso febbraio che le casse sono pressoché vuote».

Julicha Berton

Julicha Berton
(Foto by Paolo Volonterio)

Julicha Berton di “Dinamica acqua club” di via Longoni, sempre a Seregno, parla di una situazione diventata drammatica, «il nuovo stop ci tagliato le gambe» dice: «Il nostro danno economico è pari all’80 per cento. Noi abbiamo più di 1.500 iscritti all’anno, dai neonati ai 6 anni fino ai 100, con corsi di ogni tipo. Il fondo perduto del governo? Poca roba. I costi per la piscina sono tanti e anche da chiusi la piscina deve girare con l’acqua da tenere in temperatura. Le bollette incidono molto. Alla riapertura di settembre le prospettive erano ottime poi lo stop di ottobre ci ha tagliato nuovamente le gambe».


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