Violenza di genere, lettera aperta del Cadom: «Noi ascoltiamo le donne, non vogliamo schedare nessuno»
MONZA DONNE MALTRATTATE CENTRO ASCOLTO CADOM (Foto by Radaelli Fabrizio)

Violenza di genere, lettera aperta del Cadom: «Noi ascoltiamo le donne, non vogliamo schedare nessuno»

LEGGI Il caso - Il Centro aiuto donne maltrattate scrive una lettera aperta alle amministratrici pubbliche della Brianza dopo lo strappo sulla privacy.

Il Centro aiuto donne maltrattate scrive una lettera aperta alle amministratrici pubbliche della Brianza dopo lo strappo sulla privacy.

LEGGI Violenza di genere, il caso Cadom dopo lo strappo sulla privacy

“Care donne, amiche e sorelle, che dedicate tempo, competenza e fatica alla politica e alla amministrazione della cosa pubblica. Il C.A.DO.M. O.d.V. (Centro Aiuto Donne Maltrattate) è stato escluso dai finanziamenti regionali per il prossimo semestre dopo aver confermato al Comune di Monza - in qualità di ente capofila della Rete Artemide di contrasto alla violenza di genere - la posizione già espressa nel marzo scorso per cui, persistendo la richiesta della Regione Lombardia di ottenere il codice fiscale e i dati personali delle donne, che si rivolgono ai Centri antiviolenza, non avrebbe firmato il rinnovo della convenzione relativa ai finanziamenti regionali per il prossimo semestre e relativi all’operatività degli sportelli di Brugherio, Lissone, Monza e Seregno.

C.A.DO.M., insieme agli altri centri di Rete D.i.Re ha fatto presente che ritiene che tale richiesta violi la legge sulla privacy, contrasti la metodologia della accoglienza, basata su anonimato e segretezza ed ecceda dalle necessità di raccolta statistica, previste dalla legge. Qui, ora con Voi, C.A.DO.M., al di là degli aspetti tecnici di legge, vuole condividere il significato di questa scelta che ci esclude dai finanziamenti, scelta sofferta, ma consapevole.

Cosa non vogliamo
Essere un centro di distribuzione di servizi in emergenza. La donna in situazione di violenza domestica è una donna come noi o come voi, che sta attraversando un momento difficilissimo della sua vita, va ascoltata, creduta, supportata, non va schedata. Il risultato finale della richiesta di codice fiscale è che da qualche parte e per un periodo non definito di tempo – e quindi anche potenzialmente lungo - esisterà una schedatura delle donne maltrattate della Regione. Le donne in stato di violenza domestica non sono un paziente sanitario e non hanno subito alcuna condanna penale per meritare una schedatura, vivono un problema transitorio e non desiderano che il loro nome appaia in una lista, che un domani qualcuno possa usare contro di loro.

Inoltre, il Piano Nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020, adottato dal Consiglio dei Ministri nel novembre 2017 garantisce raccolte di dati statistici nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato. Se poi la richiesta di codice fiscale è un modo per controllare come vengono spesi i fondi pubblici, sin dall’inizio della nostra attività abbiamo dichiarato di essere disponibili a qualsiasi controllo da parte della Regione per verificare le nostre sedi, la nostra amministrazione, le cartelle delle donne, compilate per la raccolta dati con il loro consenso, i nostri salottini dei colloqui sempre pieni, i nostri calendari di appuntamenti, il nostro registro delle telefonate. Ma si segnino anche che in questo momento C.A.DO.M. ha un credito verso il Comune capofila di EUR 43.459 per attività svolte nel 2018-2019 e che sta anticipando fondi propri, solo grazie alla generosità di donatori privati.

Cosa vogliamo
Essere uno spazio sicuro ed accogliente per le donne del territorio. Dal Progetto politico del CADOM del 1994: “costruire un Centro di aiuto per donne maltrattate per noi vuol dire operare per modificare i rapporti fra le donne. Noi abbiamo messo al centro del nostro progetto non la donna o le donne, ma la relazione tra le donne. Questo significa che non ci limitiamo a fornire assistenza o servizi; (…) Noi abbiamo l’ambizione di curare altri aspetti del rapporto con la donna che si rivolge al nostro centro. Qui trova rispetto, stima, ascolto, non giudizio ma solidarietà, attenzione e competenza. Solo così crediamo sia più facile per lei trovare le sue soluzioni ai suoi problemi. Lei usa le nostre competenze e noi usiamo le sue, lei la nostra forza di gruppo e noi la sua grande resistenza e così via in uno scambio continuo ed in continuo arricchimento reciproco…. Noi crediamo che nessuna donna possa chiamarsi fuori dalla violenza, sia che momentaneamente stia subendo, sia sapendo che sono altre donne a subirla; la violenza pesa comunque sul genere femminile e quindi su tutte noi. Lavorare al centro ci permette di cambiare anche la qualità della nostra vita: finché una donna sarà trattata male, tutte noi, in quanto donne, saremo trattate male. Viceversa siamo sicure che, per ogni donna che esce dalla violenza, un’altra non ci entrerà. Dare cittadinanza, voce, universalità al problema di una donna, fa crescere la cultura delle donne e quindi la società. Per questo diciamo che il nostro è un progetto politico.”

Nei 25 anni che ci separano da tali dichiarazioni, C.A.DO.M sul territorio di Monza e Brianza ha accolto 5200 donne, ha erogato centinaia di consulenze psicologiche e legali è cresciuta da 10 fondatrici iniziali a 40 operatrici dell’accoglienza volontarie e dieci professioniste.

Desideriamo continuare a svolgere tali attività sempre meglio, incrementando il nostro volume di ore volontarie, che oggi annualmente è pari a 7900, equivalente a circa 5 persone retribuite, totalmente autofinanziate. Chiediamo - per la progettualità 2020/2021 - che, persistendo l’atteggiamento discriminatorio di Regione Lombardia, i 55 Comuni della Brianza possano dedicare risorse proprie per la Rete territoriale di contrasto alla violenza di genere e permettere a C.A.DO.M. di tornare a pieno titolo sul territorio senza ricatti , in alternativa che Rete Artemide attivi un dialogo con Regione per ripristinare le condizioni delle convenzioni vigenti prima del 30 giugno, che consentivano anche a C.A.DO.M. di svolgere attività operativa presso gli sportelli di Brugherio, Lissone, Monza e Seregno”.


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