Ventidue arresti per droga (incluso un capo ultrà del Milan): la merce partiva da Bellusco
Un video realizzato dalla polizia durante le indagini

Ventidue arresti per droga (incluso un capo ultrà del Milan): la merce partiva da Bellusco

La polizia di Stato ha arrestato 22 persone accusate di traffico di stupefacenti in un’operazione che ha coinvolto anche un capo ultrà del Milan e un ex responsabile degli steward dell’Inter: la droga partiva da Bellusco.

Partiva da Bellusco la droga destinata al “Toro” Luca Lucci, uno dei leader della curva degli ultrà del Milan, arrestato pochi giorni fa nell’ambito di un’operazione condotta dalla polizia milanese (il commissariato centro diretto da Ivo Morelli) contro lo spaccio di droga (soprattutto marijuana e hashish), nei confronti di 22 indagati. Nell’ultima parte delle indagini, che hanno visto il coinvolgimento anche di Massimo Mandelli, ex responsabile degli steward dell’Inter e candidato al consiglio di comunale di Cerro Maggiore per Casapound, è emersa la figura di Lucci, 36 anni, già noto alle cronache per un pestaggio durante un derby a San Siro dopo il quale un tifoso interista perse un occhio (e morì tre anni dopo).

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Lucci si riforniva di droga da grossisti albanesi, ricevendo i carichi direttamente nel ‘covo’ degli ultras rossoneri dell’hinterland milanese, il locale ‘Clan’ di Sesto San Giovanni. Si tratta di Kolec Tata, 43enne residente a Cavenago Brianza, Julian Caka, 38 anni, Mirald Marina, 28. Nel capo di imputazione si parla di carichi imprecisati di sostanze stupefacenti, prevalentemente hashish, ma comunque di “ingenti quantità”. In particolare gli albanesi Caka e Mirald, sempre secondo le accuse della procura di Milano, avrebbero trattato nel dicembre 2016 circa 200 chili di droga, destinandone una parte a Lucci, per un corrispettivo di “circa 50mila euro”.

Prima di partire per il “Clan” di Sesto, la stessa sostanza, da quanto emerso, sarebbe stata stoccata da Julian Caka in un capannone di Bellusco, dove a custodirla sarebbe stato Tata. Il carico sarebbe stato poi trasportato via furgone da Bellusco a Sesto nella sede degli ultrà, come testimoniano le immagini riprese da alcune telecamere installate di nascosto dai poliziotti. Gli albanesi del vimercatese, parlando di Lucci, lo chiamano «toro». A un certo punto gli dicono: «Ti sto parlando come se fossi mio fratello», a indicare che c’era un legame stretto. Anche se poi si raccomandano, visto che il loro spessore criminale era più alto di quello di Lucci: «Parliamo con te. Vediamo te. O al massimo un tuo uomo di fiducia. Perché là dentro (nel locale di Sesto, ndr) c’è troppa gente». L’ipotesi investigativa è dunque che Lucci, difeso dal legale Jacopo Cappetta, facesse da referente anche per altri ultrà e pregiudicati che i poliziotti hanno visto entrare e uscire dal covo della tifoseria organizzata rossonera.


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