Trenord, binari e treni arroventati prima del rientro: ritardi oltre i 100 minuti, pendolari imbufaliti. L’assessore Terzi: «Colpa del Pd»
Il tabellone dei ritardi a Milano Porta Garibaldi fotografato nel pomeriggio di giovedì 27 giugno

Trenord, binari e treni arroventati prima del rientro: ritardi oltre i 100 minuti, pendolari imbufaliti. L’assessore Terzi: «Colpa del Pd»

A causa di una serie di combinazioni (un treno fermo sul passante, altri in difficoltà lungo le direttrici da e per Milano, guasti agli impianti di competenza Rfi anche in Brianza, come avvenuto alle linee aeree dell’elettricità a Lissone) la circolazione ferroviaria è andata in collasso nel pomeriggio di giovedì 27 giugno 2019.

Proprio negli istanti in cui l’assessore regionale a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi. ha diramato una nota in cui annunciava di aver chiesto « a Trenord di intervenire per tutelare i pendolari. Le temperature di questi giorni sono inusuali, ma la società deve mettere in campo ogni azione possibile per limitare i disagi. I disservizi vanno assolutamente contenuti e Trenord deve fare uno sforzo supplementare in questa direzione», è scattata l’apocalisse lungo i binari lombardi.

Il tabellone alla stazione di Monza con il ritardo record di 295 minuti

Il tabellone alla stazione di Monza con il ritardo record di 295 minuti


A causa di una serie di combinazioni (un treno fermo sul passante, altri in difficoltà lungo le direttrici da e per Milano, guasti agli impianti di competenza Rfi anche in Brianza, come avvenuto alle linee aeree dell’elettricità a Lissone) la circolazione ferroviaria è andata in collasso nel pomeriggio di giovedì 27 giugno.Saronno-Seregno-Albairate, sulla S11 Milano-Seregno-Como, sulla Milano-Lecco via Carnate, sui treni da Milano verso Paderno/Robbiate sempre via Carnate. Praticamente azzerata l’offerta sulla linea del Besanino, difficoltà pure sulle linee della Metropolitana milanese 2 e 3. I ritardi hanno raggiunto dimensioni davvero record: 40, 50, 80, 130, 170, perfino 295 minuti a Monza per un convoglio diretto a Lecco.

Pendolari che bivaccano nel sottopasso della stazione di Monza

Pendolari che bivaccano nel sottopasso della stazione di Monza


Il caldo torrido degli ultimi due giorni (ed è atteso anche per domani, venerdì 28 giugno) ha letteralmente piegato il servizio di trasporto regionale su ferro tanto che Trenord è stata costretta, in piena emergenza, a bloccare fin dalla mattinata di giovedì 27 i treni con gli impianti di aria condizionata più obsoleti che andavano in blocco a causa delle alte temperature raggiunte nelle carrozze con i viaggiatori costretti, a causa dei vetri piombati, a viaggiare su delle saune ferroviarie. I disagi non solo sono per i viaggiatori ma pure per i dipendenti: un macchinista si è rifiutato di far partire il proprio convoglio da Porta Genova perché la sua motrice aveva raggiunto una temperatura, nell’abitacolo, simile a un forno.

La Terzi, nel suo comunicato, ha trovato un colpevole della situazione: il Pd. « Va detto che i malfunzionamenti degli impianti di condizionamento si verificano in particolare sui treni vecchi. E i treni vecchi sono eredità del Pd, che quando era al governo e controllava le Fs non ha investito sul materiale rotabile in Lombardia. Ricordo che Trenord è una società al 50% tra Ferrovie Nord Milano (afferente a Regione Lombardia) e Trenitalia (Ferrovie dello Stato e quindi Stato e quindi Governo). Ebbene, negli ultimi dieci anni Regione Lombardia ha investito 3 miliardi in Trenord (uno su tutti l’acquisto di 176 nuovi treni per 1,6 miliardi di costo) mentre Trenitalia ha messo solo 170 milioni di euro. Mi riferisco agli anni appena passati. Quelli in cui le Ferrovie dello Stato sono state gestite da manager di area renziana che si sono dimostrati indisponibili a investire sul servizio lombardo. Il risultato è che la flotta conferita da Trenitalia ha 32 anni (con punte di 45 anni!) di media, mentre quella conferita da Fnm – Regione Lombardia 9 anni. Basterebbe questo per descrivere il contesto in cui ci troviamo ad agire. Riconosco a Fs un cambio di passo: dalla collaborazione per la cessione di alcuni treni alla definizione del programma di investimenti sulla rete. Però è chiaro che il servizio ferroviario lombardo, pur in miglioramento, sconta un lungo periodo di mancati investimenti da parte dei precedenti Governi centrali. I treni nuovi arriveranno progressivamente a partire da novembre 2019. E sarà solo grazie agli sforzi economici di Regione Lombardia, non certo di chi ora fa propaganda sulla pelle dei pendolari».


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