Stalking alla ex e pure alla suocera

Una torbida storia nel Vimercatese

Insulti, pedinamenti, telefonate insistenti, perfino minacce di morte e di stupro. Un inferno che la legge chiama stalking e che per una donna di Mezzago si è concluso solo grazie all’intervento deciso dei carabinieri della stazione di Bellusco.

Insulti, pedinamenti, telefonate insistenti, perfino minacce di morte e di stupro. Un inferno che la legge chiama stalking e che per una donna di Mezzago si è concluso solo grazie all’intervento deciso dei carabinieri della stazione di Bellusco. In manette è finito un 44enne ora residente a Burago con la famiglia d’origine, accusato di aver violato gli obblighi restrittivi che l’autorità giudiziaria gli aveva imposto dopo la prima ondata di persecuzioni nei confronti della moglie, lo scorso agosto. Doveva stare a non meno di 500 metri da lei e dalla figlia minorenne, doveva evitare di contattarla in qualsiasi modo, ma non è riuscito a trattenersi e i militari hanno costruito un dossier che ha convinto il pm Stefania Di Tullio a disporre la custodia in carcere e il Gip a convalidarla.

I militari di Bellusco hanno notificato l’ordine al buraghese in settimana e ora l’uomo si trova in carcere, almeno fino alla data del processo per stalking, fissata il 5 dicembre. Forse non si aspettava che sarebbe andata a finire così quando domenica scorsa ha iniziato nuovamente a seguire in macchina la ex moglie, violando l’ordine del tribunale. Lei, vittima di un incubo che sembrava non potesse avere fine, ha 42 anni, una figlia in comune con il marito, un lavoro e una separazione in corso. Le prime molestie sono arrivate in estate. Non solo i pedinamenti, ma anche i continui insulti di persona e per telefono, spesso sotto effetto dell’alcool, la violenza e le minacce: “Ti ammazzo”, “ti brucio la casa”, “ti faccio violentare”, con la paura che davvero si potesse passare dalle parole ai fatti. Una vita nel terrore, al punto da andare a vivere nella casa dei genitori a Cavenago.

La paura, il cambio delle abitudini sono proprio l’essenza del reato di stalking per il quale il fatto di avere avuto una relazione con la vittima costituisce aggravante. Al centro delle persecuzioni del 44enne non è finita peraltro solo la moglie, ma anche la madre di lei, vittima sembra di numerose molestie. Nelle ultime settimane la situazione si è risolta. L’ordine restrittivo non è stato sufficiente e la vittima ha subito altre persecuzioni. Dall’altra parte della cornetta, in questi mesi, non solo la voce piena di rancore e violenza del buraghese, ma anche quella di personaggi stranieri, altrettanto minacciosi e offensivi”.

Peccato per loro che la donna li abbia riconosciuti come gli amici nordafricani del marito e che i carabinieri di Bellusco abbiano ricostruito minuziosamente un impianto di prove e collegamenti che ha convinto la Procura, accertata anche l’infrazione degli obblighi, a disporre la detenzione in carcere. È così che è finito l’incubo e che la donna è potuta tornare a casa con la figlia, grazie a una denuncia, al coraggio che talvolta richiede e al lavoro determinato dei militari. È questo l’unico modo che le statistiche indicano per risolvere situazioni drammatiche spesso tenute nascoste per vergogna o per qualche forma di compassione. Una denuncia e la convinzione che tornare a una vita serena e normale è possibile.


© RIPRODUZIONE RISERVATA