Parco di Monza,  nuovo censimento degli uccelli con una novità “alpina”: c’è  il picchio nero
Uccelli nel parco di Monza: il picchio nero

Parco di Monza, nuovo censimento degli uccelli con una novità “alpina”: c’è il picchio nero

La novità del picchio nero, che dalle Alpi è sceso a valle, e le conferme. Concluso il nuovo censimento degli uccelli presenti nei 700 ettari del parco di Monza: i risultati saranno presentati a settembre al convegno della Società italiana di ornitologia.

Binocolo alla mano, macchina fotografica al collo e soprattutto orecchie ben tese. Così Matteo Barattieri, ornitologo monzese, racconta come è riuscito a completare il censimento degli uccelli del parco di Monza. Con lui anche un gruppo di appassionati iscritti al Cros (Centro ricerche di ornitologia Scanagatta) di Varenna.

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Monza Matteo Barattieri

Monza Matteo Barattieri
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Tra aprile e maggio i 700 ettari del parco sono stati scandagliati seguendo una griglia di un chilometro per lato, fotografando e prendendo nota degli avvistamenti. «Abbiamo costruito degli itinerari - spiega Barattieri - e ci siamo divisi in più turni per poter coprire tutta l’area in due mesi».

In agosto il gruppo confronterà i dati per preparare una relazione che sarà presentata a settembre al convegno della società italiana di ornitologia.

La sorpresa. La scoperta più importante è però già chiara: si tratta dell’avvistamento di un nido di picchio nero che ha scelto, per la prima volta, il parco di Monza per nidificare. Top secret il luogo prescelto, per evitare che i nuovi “bracconieri digitali” possano disturbalo con i flash delle macchine fotografiche e impedirgli di tornare il prossimo anno.

«È la prima volta che avvistiamo un nido di picchio nero - prosegue Barattieri - normalmente la specie è presente solo sulle catene montuose, principalmente le Alpi. Solitario e silenzioso per la maggior parte dell’anno, vive invece in coppia durante la stagione riproduttiva, quando scava il classico nido in grandi alberi, preferibilmente piante molto vecchie o malate. È geloso del proprio territorio, compie agili voli nei pressi dell’albero che ospita il nido, emettendo un richiamo molto simile a quel “picchiettio” che contraddistingue le fasi della costruzione del nido».

Uccelli nel parco di Monza: l’airone cinerino

Uccelli nel parco di Monza: l’airone cinerino

L’airone. Se il picchio nero è la novità più evidente, altre specie hanno scelto da poco di nidificare a Monza. È il caso dell’airone cinerino che crea veri e propri “condomini” sugli alberi. «Il primo avvistamento risale a tre anni fa - spiega Barattieri - ci ha sorpreso la sua presenza perché normalmente sceglie aree di pianura ricche di acqua come le risaie».

Per specie che arrivano, altre stanno quasi scomparendo: «È il caso del passero - prosegue Barattieri- che, in realtà, sta soffrendo un po’ in tutta Europa».

I motivi sono diversi: dai cambiamenti climatici ai cambiamenti ambientali: «L’ultimo censimento completo sul parco - spiega lo studioso - risale al 2004, da allora sono stati ripuliti i boschi, eliminati diversi arbusti e cespugli che sono invece amati dai passeri, senza contare che il parco, negli ultimi anni, è molto più frequentato e la presenza di uomini e cani può essere di disturbo».

Le forestali. Altre specie di uccelli invece godono di buona salute e una presenza costante, si tratta di tutte le specie “forestali” in particolare cince di bosco, capinere, merli, fringuelli e picchi. Oltre che con il picchio nero, la specie è presente anche nelle varietà verde, torcicollo e rosso minore.

Uccelli nel parco di Monza: una capinera

Uccelli nel parco di Monza: una capinera

Fuori dal parco, Monza vanta anche un primato: si tratta della presenza dei rondoni pallidi che scelgono le pietre degli edifici per nidificare. La colonia di rondoni pallidi che nidifica sulla facciata del palazzo comunale in piazza Trento e Trieste è una delle più importanti in Lombardia.

Sul municipio.
«Il rondone pallido - conclude Barattieri - sceglie per la nidificazione le feritoie o i fori presenti sulle pareti esterne dei palazzi. Il nome scientifico Apus, senza piede, ha favorito la credenza che tali uccelli abbiano piedi atrofizzati, in realtà il piede dei rondoni è tutt’altro che atrofizzato, le zampe posteriori sono in realtà delle robuste tenaglie, tale conformazione anatomica consente all’uccello di aggrapparsi saldamente a pareti verticali e sporgenze e costituisce anche un importante strumento di attacco o difesa».

Per osservare i rondoni è questo il periodo più adatto: a fine estate infatti lasciano i nidi sulla facciata del comune, o tra i mattoni della chiesa di San Gerardo, per partire a svernare sulle coste dell’Africa settentrionale.


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