Monza, “uccise il coinquilino con ripetute coltellate alla testa”: verso il giudizio immediato
Via Calatafimi a Monza (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, “uccise il coinquilino con ripetute coltellate alla testa”: verso il giudizio immediato

La procura di Monza chiede il giudizio immediato per l’uomo di origini egiziane che a maggio 2019 ha ucciso un coinquilino e connazionale con “ripetute” coltellata alla faccia e alla testa. L’omicidio in via Calatafimi nel capoluogo della Brianza.

Più coltellate al viso e alla testa, sferrate al culmine di un litigio tra coinquilini, costate la vita a un uomo egiziano. Ne dovrà rispondere, davanti al tribunale, un altro giovane egiziano nei confronti del quale la procura brianzola (pubblico ministero Michela Versini) ha chiesto il giudizio immediato con l’accusa di omicidio volontario, in relazione alla morte del 28enne.

Quest’ultimo, immigrato irregolare come l’imputato, era morto dopo una notte di agonia all’ospedale San Gerardo. L’ambulanza lo aveva trasportato a seguito di un intervento all’interno di un’abitazione di via Calatafimi, nel quartiere San Giuseppe, dove era scoppiata la lite finita in tragedia. L’appartamento, stando a quanto ricostruito all’epoca dai carabinieri, era occupato da cittadini egiziani, prevalentemente irregolari. Alla base del violentissimo litigio scoppiato intorno alle 23 del 7 maggio scorso, c’era la presunta sparizione di una somma di denaro custodita all’interno di un portafogli.

Tra i due i toni si erano scaldati in fretta, fino a che i due, dalle parole sono passati alla lite violenta. La situazione è degenerata quando il primo ha impugnato un coltello da cucina lungo 30 centimetri (16 centimetri di lama) e ha colpito il connazionale al cranio e alla parte sinistra del volto, provocandogli ferite mortali. A dare l’allarme era stato il terzo inquilino sotto shock, l’unico in regola col permesso di soggiorno, nonché titolare del contratto di affitto dell’immobile.

All’arrivo dei carabinieri, l’aggressore non aveva opposto nessuna resistenza ed era stato portato nel carcere di via Sanqurico, mentre il ferito avrebbe resistito per poche ore, fino a che i medici, la mattina dell’8 maggio, non avevano dichiarato il decesso. La vittima era irregolare in Italia, ma non era solo: gli inquirenti hanno identificato un suo parente che risiede a Milano, nel quartiere Gallaratese. I militari dell’Arma avevano anche recuperato l’arma: il coltello, infatti, era già stato ripulito e riposto in un cassetto in cucina.

Nei giorni scorsi la procura ha chiesto il giudizio immediato, anche se è probabile che il difensore chieda il rito abbreviato. L’imputato, nei mesi scorsi, avrebbe provato a difendersi sostenendo di non aver avuto intenzione di colpire il rivale, ma che sarebbe stato questo a cadere addosso alla lama. Eppure, secondo il capo di imputazione, lo avrebbe colpito “ripetutamente”.


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