Max e Berla, i cani dei Carabinieri che fiutano il Covid -       VIDEO
L’addestramento di uno dei due cani

Max e Berla, i cani dei Carabinieri che fiutano il Covid - VIDEO

Si tratta di due esemplari di razza “pastore tedesco” appositamente addestrati, dopo un protocollo sottoscritto dall’Arma con l’Università degli Studi di Milano, nell’ospedale milanese “Sacco”.

Si chiamano Max e Berla e fiutano il Covid. Si tratta di due cani di razza “pastore tedesco” del Centro Cinofili Carabinieri di Firenze che la scorsa primavera sono stati “assoldati” dall’Università degli Studi di Milano attraverso un protocollo sottoscritto con l’Arma dei Carabinieri proprio per individuare i soggetti affetti da Covid-19.

La fase esecutiva del progetto è stata affidata alla Direzione dell’U.O.C. Microbiologia, Virologia Clinica e Diagnostica delle Bioemergenze, guidata da Maria Rita Gismondo e al Comando Interregionale Carabinieri “Pastrengo” di Milano.

Nelle fasi addestrative sono stati impiegati cani Max e Berla i quali inizialmente hanno operato su campioni di garze impregnate di sudore, prelevato a persone affette da Covid-19 e a soggetti già risultati negativi al tampone molecolare. Attraverso le capacità olfattive dei cani addestrati nel distinguere gli odori, Max e Berla sono stati indotti a fiutare i pazienti infetti. L’addestramento si è svolto in un’area interna dell’ospedale “L. Sacco” di Milano con pazienti volontari ricoverati presso la U.O.C. di Malattie Infettive, con documentata positività al tampone molecolare rino-faringeo.Ogni garza campione è stata posta in un contenitore sterile, sigillato e contenente un codice univoco, in modo da rispettare la privacy del paziente, pur consentendo la completa tracciabilità del campione. Nelle varie fasi dell’addestramento, ad ogni paziente, è stato eseguito un doppio prelievo, per consentire la ricerca in parallelo da parte di ciascun cane.

Da aprile a ottobre di quest’anno sono stati utilizzati 427 campioni di sudore, appartenenti a 127 pazienti, di età compresa tra i 21 e gli 86 anni, di cui 54% di sesso femminile e 46% di sesso maschile. I cani hanno individuato i positivi, a prescindere dal sesso e dalla carica virale, poiché il loro impiego si è focalizzato sulla individuazione e memorizzazione dello specifico odore da ricercare. La successiva fase addestrativa ha interessato la discriminazione di altri odori presenti nel campione, escludendoli dalla “memoria olfattiva” del cane, come, ad esempio, la plastica del contenitore sterile, i dispositivi di protezione individuale del personale sanitario e il materiale di cui era composta la stessa garza.

A quel punto si è passati alle prove su individui positivi al Covid-19 presso l’HuB tamponi del Sacco, uno scenario reale.

Il protocollo è stato sviluppato garantendo la massima sicurezza degli operatori e dei cani impiegati, attraverso l’effettuazione di periodici tamponi molecolari rino-faringei agli operatori e tamponi salivari con visita clinica ai cani in addestramento.

Il progetto, che ripercorre analoghe iniziative realizzate in ambito internazionale, ha visto la recente visita di ufficiali della Polizia di Dubai alle recenti addestrative svolte dai Carabinieri del Centro Cinofili presso l’Ospedale “L. Sacco”.

Gli esiti della sperimentazione in atto, frutto della collaborazione tra il personale dell’Ateneo milanese e gli Ufficiali del Comando Interregionale Carabinieri “Pastrengo” rappresentano un primo step di ricerca, da rassegnare al Comando Generale dell’Arma per le valutazioni che riterrà di sviluppare con gli Organi Istituzionali Centrali in funzione delle esigenze di sicurezza dei cittadini.


© RIPRODUZIONE RISERVATA