Mafie, la relazione della Dia: «In Lombardia le nuove leve usano strategie militari»
Uomini della Dia, Direzione investigativa antimafia

Mafie, la relazione della Dia: «In Lombardia le nuove leve usano strategie militari»

Seconda relazione semestrale della Dia (Direzione investigativa antimafia) al Parlamento a chiudere l’anno 2018: tempo di bilanci anche in Lombardia sul fronte criminalità organizzata. L’analisi svela i numeri: in calo lo scorso anno i soggetti segnalati per associazione di tipo mafioso (24 contro i 53 del 2017), in aumento invece le estorsioni, 1.075 contro le 1.024 dell’anno precedente.

Seconda relazione semestrale della Dia (Direzione investigativa antimafia) al Parlamento a chiudere l’anno 2018: tempo di bilanci anche in Lombardia sul fronte criminalità organizzata. I numeri: in calo lo scorso anno i soggetti segnalati per associazione di tipo mafioso (24 contro i 53 del 2017), in aumento invece le estorsioni, 1.075 contro le 1.024 dell’anno precedente.

L’analisi rivela l’ormai consolidata opera di infiltrazione delle mafie, anche straniere, nel territorio lombardo, attratte dal “florido tessuto produttivo”, e dalle vie di comunicazione “che la rendono punto nevralgico per i traffici illeciti transnazionali”, senza dimenticare l’inquinamento del sistema economico “attraverso metodiche corruttive finalizzate ad infiltrare la Pubblica amministrazione ed il relativo mondo dei pubblici appalti, anche grazie alla disponibilità di professionisti compiacenti”.

Ristorazione, giochi e scommesse, costruzioni, autotrasporto di merci, autodemolizioni e commercio auto sono stati nel semestre di riferimento i settori commerciali con più provvedimenti prefettizi. Sul fronte confische alla criminalità organizzata la Lombardia è inoltre al quarto posto per numero di immobili, 1.796 (e altri 1.141 già destinati), e al quinto per numero di aziende, con 269 procedure in atto per la gestione e 83 già definite. Monza e Brianza per quantità di beni sottratti alle mafie è al secondo posto, dietro solo a Milano.

Una infiltrazione mafiosa, in Lombardia, che vede le nuove leve non disdegnare le attività illecite più “sofisticate” come il riciclaggio e il reimpiego di capitali ma privilegiare “strategie militari di controllo del territorio che creano un diffuso allarme sociale” scrive la Direzione nella Relazione semestrale.

Segnalato poi il l’incremento degli incendi di rifiuti, e, di conseguenza, le contromosse delle forze dell’ordine: un fenomeno che abbraccia da un lato le “esigenze” di imprenditori senza scrupoli che sono disposti a violare le norme ambientali ”incuranti dei danni alla pubblica incolumità” e dall’altro rischia di agevolare, per assurdo, ancora una volta le stesse organizzazioni criminali infiltrate nelle procedure d’urgenza “delle complesse operazioni di rimozione e bonifica dei rifiuti dati alle fiamme”.

Un territorio che, proprio grazie alla sua ricchezza, quello lombardo, attrae tutte le mafie italiane, dalla ’ndrangheta alla mafia siciliana, alla camorra alla criminalità pugliese, ma anche quelle straniere, magari alleate con le autoctone: interessante sotto questo aspetto è il primato che la Lombardia ha a livello nazionale rispetto alle rimesse di denaro verso l’estero, una parte del quale di provenienza indubbiamente illecita. Dal primo semestre 2017 al primo semestre 2018 le rimesse verso la Nigeria sono aumentate del 164% mentre quelle verso la Cina sono calate del 92% passando a “soli” 13 milioni conto i 186 del 2013 e ai 21 del 2017.

Motivo del crollo verso la Cina? I mutamenti sociali, secondo la Dia “calano i legami delle nuove generazioni con il Paese d’origine”, e nuove tecniche di trasferimento del denaro “occultato tramite complesse operazioni finanziarie” si legge ancora nella relazione. Se la criminalità nigeriana, in netta crescita, è dedita soprattutto agli stupefacenti e alla prostituzione, quella asiatica “si manifesta nelle attività connesse alla immigrazione clandestina, al traffico e allo spaccio di metamfetamine e allo sfruttamento della prostituzione”.


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