La valle dell’Adda investita dal gas radon: ecco la mappa della Brianza realizzata dai ragazzi
La mappa del rischio radon in Brianza

La valle dell’Adda investita dal gas radon: ecco la mappa della Brianza realizzata dai ragazzi

Gli studenti della scuola superiore “Villa Greppi” hanno elaborato una mappa con le loro rilevazioni. E hanno svelato come il gas sia presente in maniera elevata nel Vimercatese (ma anche a Monza).

C’è una bolla rossa sopra il Vimercatese. Roncello, Busnago, Cornate, Mezzago, Aicurzio, parte di Bernareggio e Ronco Briantino. E poi ancora un pezzo di Usmate, Lesmo e Camparada.

Sono i Comuni della Brianza maggiormente interessati dalla presenza di radon, un gas insapore, inodore e incolore proveniente dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce, nel suolo e nei materiali da costruzione, che uccide più dello smog o degli incidenti stradali. In Italia circa 3.300 persone all’anno, secondo i dati dell’Oms, muoiono per averne respirato inconsapevolmente quantità eccessive. Almeno secondo le misurazioni effettuate dai ragazzi dell’istituto superiore di formazione “Villa Greppi” di Monticello Brianza e facilmente recuperabili sul sito radonmap.it (vai). Il progetto era stato avviato dal professor Valter Giuliani ed è poi stato portato a termine dagli studenti sotto la supervisione dei professori Pietro Petracca e Gennaro Malafronte. In due anni di lavoro i ragazzi hanno monitorato in varie postazioni, sia nella scuola che in varie case, le concentrazioni del radon nella zona della Brianza Lecchese, Monzese e della Bergamasca, di Milano e del Lodigiano.

Hanno realizzato una piattaforma apertamente consultabile che costituisce una mappa con le concentrazioni più o meno elevate: le più alte nella zona si trovano tutte vicino all’Adda. I risultati di due anni di monitoraggio sono stati caricati dagli studenti sulla piattaforma, per dare valenza scientifica al progetto le misurazioni sono state protratte nel tempo e costituiscono la prima mappatura di questo gas eseguita in Brianza.

«Il gas radon costituisce oggi in Italia la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di tabacco – ha spiegato Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di medicina del lavoro dell’Ispesl, l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro -. L’esposizione a questo inquinante ha luogo negli ambienti confinati, principalmente nelle abitazioni, e varia in funzione di numerosi fattori quali la natura del suolo, l’area geografica, la tipologia di edificio, l’assetto impiantistico e altro».

La mappa elaborata dai ragazzi può essere letta in due modi: attraverso la cosiddetta “mappa di calore” (l’area oggetto dell’indagine presenta colorazioni differenti, come riportato qui accanto: la zona rossa è quella a rischio “elevato”, quella gialla “medio”, quella verde “medio-basso” e quella blu “basso); oppure una mappa più puntuale, con le misurazione effettuate nei Comuni interessati. Il radon va monitorato perché sono i cosiddetti nuclei “figli” nati dal decadimento radioattivo del radon a costituire il pericolo maggiore per la salute. Questi nuclei aderiscono al pulviscolo atmosferico ed entrano nei polmoni durante la respirazione. Qui rimangono intrappolati nell’albero bronchiale, danneggiando le sue mucose con l’emissione di particelle alfa. È più concentrato lungo la valle dell’Adda per l’azione dei ghiacciai dell’era glaciale.


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