Inquinamento, Seveso annulla il falò di Sant’Antonio: «Otto giorni su nove oltre i limiti di Pm 10»
La foto del falò di Sant'antonio pubblicata sulla pagina Facebook del Comitato folcloristico di via Zara a Baruccana qualche ora prima dell’annullamento (Foto by Giorgia Venturini)

Inquinamento, Seveso annulla il falò di Sant’Antonio: «Otto giorni su nove oltre i limiti di Pm 10»

Il giorno prima dell’evento, anche Seveso decide per l’annullamento “temporaneo” del falò di Sant’Antonio in conseguenza dell’emergenza smog. Niente rogo dunque venerdì 17 gennaio. Le parole del Comune, di Wwf e Legambiente Lombardia.

Tradizione o ambiente? Seveso ha scelto la seconda e lo stesso hanno fatto Cesano Maderno, Brugherio, Bollate. Il falò di Sant’Antonio di venerdì 17 gennaio e quello della “Giubiana” del 30 gennaio sono stati vietati “temporaneamente” dall’amministrazione di Luca Allievi con un’ordinanza firmata nel pomeriggio di giovedì.

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Perché anche a Seveso è emergenza smog: «Il livello limite – spiegano dal Comune – di 50 microgrammi per metro cubo di PM10 (polveri sottili) è stato superato per 8 giorni degli ultimi 9 e quella di mercoledì, oltre a essere la terza giornata consecutiva oltre il limite, è risultata essere la più critica, con un valore di 101 microgrammi per metro cubo, il più alto registrato dopo l’8 gennaio 2019».
E precisano ancora dal Comune: «Il Sindaco ha deciso così di ordinare, pur nella consapevolezza della limitata incidenza dei falò sulla situazione di inquinamento ambientale vigente, il divieto all’accensione nel territorio comunale di questi fuochi tradizionali previsti nel mese di gennaio».

Le eventuali violazioni verranno punite con una sanzione amministrativa ammontante da un minimo di 100 a un massimo di 300 euro.

Nel dettaglio: «Nessuna resina e materiale plastico può essere bruciato – spiega il presidente del Wwf Insubria, Gianni Del Pero – I falò, come quello di Sant’Antonio non contengono solo residui forestali, ma anche i bancali, i mobili vecchi, altro legno trattato sono rifiuti e quindi non si possono bruciare. Mai. Considerando la qualità dell’aria in questioni giorni io eviterei qualsiasi falò».

Dello stesso parere il vicepresidente di Legambiente Lombardia Marzio Marzorati: «I falò rappresentano alcuni momenti importanti della tradizione popolare ma dobbiamo considerare i problemi attuali, con la qualità dell’aria così preoccupante e fuori dai parametri di tolleranza credo debbano essere vietati. È più importante la salute dei cittadini. Comunque se devono essere realizzati si deve utilizzare solo buona legna: secca e naturale. I falò devono anche essere piccoli e durare poco».

Tutto questo è disciplinato secondo legge regionale: stando a quanto riporta il sito di Regione Lombardia, la legge regionale n. 31 del 2008 prevede la «possibilità di effettuare la combustione nei territori dei comuni posti ad una quota superiore ai 300 m. Nei comuni posti, invece, a quota inferiore la combustione è vietata dal 1 ottobre al 31 marzo».
Con alcune eccezioni: «Previa comunicazione al Comune e rispettando specifiche modalità, la combustione in loco di residui vegetali agricoli o forestali in piccoli cumuli può essere eseguita».


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