Il sindacato degli infermieri NurSind: «Stanchezza fisica e psicologica, vogliono lasciare gli ospedali»
Gli infermieri sono stanchi fisicamente e psicologicamente secondo il sindacato NurSind

Il sindacato degli infermieri NurSind: «Stanchezza fisica e psicologica, vogliono lasciare gli ospedali»

Donato Cosi, si, segretario territoriale NurSind Monza e Brianza (il sindacato degli infermieri) lancia l’allarme: «Sono stanchi fisicamente e psicologicamente, hanno danni alla salute e manifestano il desiderio di lasciare gli ospedali».

Stanchezza fisica e psicologica, danni alla salute e desiderio di lasciare gli ospedali. Gli infermieri, messi a dura prova dalla lotta contro il Covid, stanno vivendo un periodo di grande disagio. A evidenziare la situazione è Donato Cosi, segretario territoriale NurSind Monza e Brianza e dirigente nazionale NurSind: «Sono quasi una settantina in tutta Italia gli infermieri morti a causa del Covid - spiega - qualcuno si è tolto la vita non riuscendo a sostenere il grande peso psicologico che questa emergenza sanitaria ha scatenato. Gli infermieri sono stati costantemente in trincea, senza ferie, senza riposi e questa mole di lavoro ha creato effetti, soprattutto psicologici, molto importanti».

In questo contesto numerosi sono gli infermieri che soffrono di insonnia, ansia, depressione, irritabilità.«Chi può va in pensione - continua Cosi - sfruttando quota cento oppure opzione donna. Qualcuno, pur rimettendoci economicamente, ha preferito licenziarsi invece di tornare nell’inferno della corsia. Sono tanti i colleghi che, pur non avendo maturato i numeri per andare in pensione, o essendo ancora in forze per continuare l’attività, dopo la pandemia hanno deciso di ritirarsi». Il segretario non nasconde la sua preoccupazione: «Purtroppo, a un anno di distanza, non ci si è ancora resi conto del disastro e delle vittime che la pandemia ha generato. Vittime che non si contano solo tra i colleghi che purtroppo hanno perso la vita, ma anche tra coloro che avendo superato l’emergenza presentano profonde ferite».

Per aiutare il personale sanitario alcuni ospedali hanno attivato servizi di counseling, «ma sono pochi e spesso non vengono neppure pubblicizzati - afferma Cosi -. Il problema è che accanto allo psicologo è necessario un cambiamento di rotta concreto all’interno delle aziende ospedaliere. Non servono buone parole se poi l’infermiere, al termine della seduta, si trova nuovamente catapultato nell’inferno della corsia». Attualmente la situazione negli ospedali lombardi è apparentemente calma. «Il problema - conclude Cosi - è che se dovesse scoppiare una nuova ondata della pandemia ci troveremmo di fronte a una situazione già vissuta: un esercito di colleghi stanchi e svuotati. E non dimentichiamo che le assunzioni durante l’emergenza Covid sono a tempo determinato, a scadenza annuale».


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