Il limbiatese Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo, ucciso in un attacco a un convoglio Onu - Le reazioni: Limbiate, istituzioni, politica, volontariato
La consegna del Premio internazionale Nassiriya per la pace

Il limbiatese Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo, ucciso in un attacco a un convoglio Onu - Le reazioni: Limbiate, istituzioni, politica, volontariato

Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo originario di Limbiate, è morto in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite a Goma.

Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo originario di Limbiate, è morto in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite a Goma, nella parte orientale del Paese. Ucciso anche un carabiniere della scorta del convoglio con il diplomatico. La notizia è stata resa nota da un portavoce del National Park Virunga: potrebbe essersi trattato di un tentativo di rapimento, ma le circostanze non sono ancora note.

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Limbiate - Luca Attanasio in un incontro con delegazione limbiatese in Marocco

Limbiate - Luca Attanasio in un incontro con delegazione limbiatese in Marocco

Attanasio, 43 anni, è cresciuto a Limbiate e da diversi anni aveva intrapreso la carriera diplomatica dopo la laurea all’università Bocconi, studi intrapresi dopo il diploma al Majorana di Desio: prima del Congo, aveva lavorato come ambasciatore in Nigeria, in Marocco e in Svizzera, dove aveva iniziato al consolato di Berna nel 2006.

Era sempre forte il legame con la città d’origine: cresciuto nella parrocchia san Giorgio, era impegnato nel volontariato e aveva mantenuto rapporti solidi con gli amici anche da lontano.

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“Fare l’ambasciatore era il suo sogno fin da ragazzino, una carriera diplomatica per essere utile in aree difficili - è un ricordo di chi lo conosceva - Vedeva il bello in tutti, non era un ingenuo ma credeva negli altri”.

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Nell’ottobre 2020 aveva ricevuto a Salerno il “Premio internazionale Nassiriya per la Pace 2020”, organizzato dall’associazione culturale “Elaia”, premiato insieme alla moglie Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia” nata a sostegno delle giovani madri e dei loro bambini che vivono nelle aree più difficili del paese africano. Insieme avevano tre bambine.


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