Il caso Mattarella in Brianza: nei Comuni leghisti foto messe per essere tolte, le reazioni politiche
sergio mattarella da quirinale.it

Il caso Mattarella in Brianza: nei Comuni leghisti foto messe per essere tolte, le reazioni politiche

È fatto anche di ritratti acquistati appositamente per essere rimossi lo scontro dialettico in Brianza tra i detrattori e i difensori di Sergio Mattarella. Andrea Monti propone l’abolizione delle Prefetture. Le reazioni politiche alla situazione.

È fatto anche di ritratti acquistati appositamente per essere rimossi lo scontro dialettico in Brianza tra i detrattori e i difensori di Sergio Mattarella.

Lunedì i sindaci leghisti hanno accolto l’appello del segretario lombardo Paolo Grimoldi e hanno tolto dai loro uffici l’effigie del presidente della Repubblica, accusato di non aver rispettato il voto degli italiani per non aver accettato la nomina a ministro dell’economista Paolo Savona, proposta da Matteo Salvini. In settimana il prefetto di Milano Lamorgese, parlando di “attimo di disorientamento”, ha comunicato che le fotografie “sono state rimesse”.

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In parecchi comuni guidati dal Carroccio, in realtà, la fotografia non c’era da tempo: «A Lazzate – spiega il vicesindaco Andrea Monti – non c’è mai stata e nessuno ha detto niente. Lunedì l’abbiamo collocata proprio per toglierla». A Lazzate e anche a Biassono o a Varedo: il presidente nell’ufficio del sindaco non c’è mai stato. L’hanno tolta il sindaco di Senago e il vicesindaco di Lentate sul Seveso, mentre il sindaco lentatese Laura Ferrari e il collega leghista Santambrogio di Meda non hanno raccolto la provocazione.

«Probabilmente l’attimo di disorientamento non appartiene ai sindaci brianzoli, ma allo stesso Prefetto Lamorgese: qui nessuno ha rimesso la foto di Mattarella, anzi molti non l’hanno mai nemmeno avuta», continua.

«A parte che non si riesce proprio a capire cosa c’entri il Prefetto di Milano con quanto avviene in Brianza – prosegue l’esponente del Carroccio – ma detto questo, fra le altre cose, ci tengo a specificare come il Comune di Lazzate la foto di Mattarella, e quella di altri presidenti, non l’abbia mai avuta. Ad essere del tutto precisi ne abbiamo stampata una sola, proprio per il gusto di staccarla per protesta. Tanto per essere chiari a Lazzate non abbiamo scordato le nostre battaglie per i cartelli con la dicitura ‘Comune della Padania’ o per via Padania, quando il Prefetto voleva censurarci. Tutto questo dimostra una volta di più quanto fosse sensata la storica battaglia della Lega per l’abolizione delle prefetture, un’istituzione anacronistica ereditata dal fascismo che da sempre rappresenta l’occhio e il braccio dello Stato sui territori. Per questa ragione sono fermamente intenzionato a presentare in Regione una Proposta di Legge al Parlamento, che preveda oltre alla loro abolizione anche un serio riordino delle Province, massacrate dal Pd con la sciagurata Legge Delrio».

Per il gesto plateale pare non rischino nulla: l’esposizione del ritratto del presidente è un obbligo ma non viene sanzionata l’assenza. In Prefettura non hanno ricevuto indicazioni su come muoversi e qualche provvedimento, ipotizza qualcuno, potrebbe essere adottato solo se qualcuno segnalerà quanto accaduto alla magistratura.

Il precedente. Un precedente in realtà c’è: nel 1997 Massimiliano Panizzut, assessore comunale di Biassono per la Lega nord, era stato sospeso dal prefetto Roberto Sorge, per aver tolto dal suo ufficio il ritratto di Oscar Luigi Scalfaro e per alcune frasi contro l’unità d’Italia in consiglio. Era seguito un decreto ministeriale di rimozione dall’incarico, per atti contrari alla Costituzione. Ora è parlamentare leghista.

Le reazioni. Al gesto ha risposto il Pd che martedì ha organizzato un presidio a sostegno di Mattarella di fronte agli uffici di via Prina a cui hanno partecipato oltre 300 persone. Sabato, intanto, Fratelli d’Italia raccoglierà le firme per l’elezione diretta del capo dello Stato a Brugherio, Carate, Seveso e Seregno. In quella che si sta rivelando la crisi istituzionale più grave dal Dopoguerra, con toni che in pochi minuti mutano dal drammatico al farsesco, i politici locali cercano di capire cosa potrebbe accadere nelle prossime ore.

I commenti. Di fronte alla possibilità di ritentare a far nascere un governo gialloverde il senatore pentastellato Gianmarco Corbetta si appella ai leghisti: «Occorre un sussulto di responsabilità. Noi abbiamo smussato le nostre posizioni per trovare una soluzione che rappresenti la volontà popolare. Salvini, però, si è fatto ingolosire dai sondaggi e quello che valeva quattro giorni fa non vale più».

«Nelle scorse settimane – commenta il suo collega del Carroccio Massimiliano Romeo – abbiamo lavorato a un programma preciso che richiedeva determinate persone e mai mi sarei immaginato un tale irrigidimento del Quirinale». Tra i punti aperti rimane quello della collocazione della Lega alle prossime elezioni: Salvini ha lasciato intendere che potrebbe abbandonare il centrodestra.

«Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni» si limita a dire il senatore monzese. «L’unica opzione seria – replica a distanza il coordinatore di Forza Italia Giuliano Ghezzi – è la riproposizione di un centrodestra compatto che garantisca all’Italia il buon governo».

«C’è penuria di responsabilità – incalza il senatore Pd Roberto Rampi riferendosi ai continui cambi di posizione di Carroccio e M5S – serve una politica più sobria, meno urlata e più concreta. Puntare al facile consenso aizzando i cittadini contro nemici inventati di volta in volta è un gioco pericoloso che, se nell’immediato può pagare in termini di voti, si ritorce contro il Paese».


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