Il 25 aprile a Monza e Brianza, 40 dopo la scomparsa di Gibi Stucchi: «Il Paese più libero è quello con meno disoccupati»
Giovanni Battista Stucchi con Sandro Pertini

Il 25 aprile a Monza e Brianza, 40 dopo la scomparsa di Gibi Stucchi: «Il Paese più libero è quello con meno disoccupati»

Sono passati 40 anni dalla scomparsa improvvisa di Giovanni Battista Stucchi, comandante militare della Resistenza italiana: le sue parole e il ricordo della figlia Rosella, presidente dell’Anpi di Monza. «Il Paese più libero è quello con meno disoccupati».

Sono passati settantacinque anni da quel giorno in cui ha marciato a Milano nel giorno della Liberazione dal nazifascismo. E ne sono passati quaranta da quando nel sonno, “a baita”, si è spento dopo avere camminato un pomeriggio intero insieme al nipote. A baita c’è tornata anche la figlia Rosella come ogni anni, e li è rimasta confinata dalle regole nazionali per il contenimento dell’epidemia: le stesse che impediranno a lei, presidente dell'Associazione partigiani di Monza, di festeggiare in piazza l’anniversario della vittoria della Resistenza. Ma non le impediranno di ricordare una volta di più suo padre, morto in quelle stanze nell’agosto del 1980.

Rosella Stucchi, presidente dell’Anpi Monza, con la foto del padre Giovanni Battista

Rosella Stucchi, presidente dell’Anpi Monza, con la foto del padre Giovanni Battista
(Foto by Fabrizio Radaelli)

A distanza di anni, nonostante la sua naturale propensione a non essere un protagonista, protagonista rimane: il ragazzo del ’99 (9 ottobre 1899) che aveva fatto la Grande guerra sul Piave, si era laureato in legge a Pavia, era partito per la Russia da capitano degli alpini, aveva partecipato alla battaglia di Nikolaevka, era rientrato in Italia e aveva aderito alla Resistenza. Ne sarebbe diventato presto un comandante nel Clnai, comandante militare della Repubblica partigiana dell’Ossola, avrebbe aperto la sfilata di Milano dopo la Liberazione con Luigi Longo, Ferruccio Parri, Enrico Mattei nel maggio del 1945. Che cosa avrebbe detto oggi, quando tanti chiamano questi giorni i più difficili dopo quegli anni? «Mio padre era una persona molto equilibrata - ricorda la figlia Rosella - Avrebbe forse parlato di Resistenza mettendo in atto tutto quello che era per lui importante: la dignità, seguire le regole, dare attenzione agli altri, soprattutto».

La figlia ripercorre come ha fatto di recente per un video di Anpi alcune pagine degli anni settanta di suo padre. “È stato detto che la resistenza non è fallita, è solo incompiuta, ma bisogna analizzare - ha scritto cinquant’anni fa - Il non fatto supera in larghissima misura il fatto, bisogna cambiare faccia al Paese: arrivare alla giustizia sociale” scriveva l’avvocato. “La repubblica nata dalla resistenza ne è la figlia degenere, il contrario di quello che la resitenza aveva configurato: siamo stati sconfitti, anche se abbiamo cosparso ottima semente. I discendenti porteranno avanti la nostra lotta” diceva allora l’ex deputato socialista che annotava: “Il Paese più libero è quello che ha meno disoccupati”:

«Qui in vacanza mi sono portata il diario di prigionia di Vittorio Faglia, l’architetto di Monza: mi ha dato l’impressione che tanti stati d’animo suoi in quelle pagine sono comuni a noi oggi. L’incertezza per il futuro, voler sapere che i familiari e gli amici stanno bene, l’attaccamento agli affetti. Quelle pagine ci parlano ora. Mio padre non so cosa avrebbe pensato, in fondo, ma ci siamo assomigliamo molto nel carattere: quindi penso che avrebbe provato la stessa cosa». Rosella Stucchi parla da quelle stanze che frequenta dal 1963, le stesse degli ultimi giorni di Giovanni Battista Stucchi. «Lui era un uomo pacato e equilibrato, al contrario della mamma, che d’altra parte mi diceva: meno male che hai il carattere del papà. Quando ho iniziato a insegnare si interessava molto di quell che faceva, ho scoperto che ne parlava con gli amici e lo raccontava loro. È stati un papà prezioso, così come uno splendido nonno per i suoi nipoti».

Giovanni Battista Stucchi, secondo da sinistra, sfila a Milano dopo la Liberazione

Giovanni Battista Stucchi, secondo da sinistra, sfila a Milano dopo la Liberazione

Che si era portato dalla Russia e dalle guerre la dote grande della prudenza, quella che probabilmente lo ha salvato in tante occasioni. «Affrontava tutto dopo esseresi preparato, ci sono tanti esempi nel suo libro. Anche a Milano, da clandestini prima della Liberazione, ci vedevamo ma sempre con una preparazione attentissima. Lo ha fatto anche il giorno in cui è stato chiamato perché non si avevano più notizie di Antonio Gambacorti Passerini: lui si è informato, è andato a cercarlo nello studio dell’avvocato Beltramini, dove si trovavano gli antifascisti. Ma prima si era messo nel portafogli una lista di avvocati, anche fascisti: così quando lo hanno fermato, ha fatto la faccia stupita e ha mostrato la lista spiegando che stava riallacciando i rapporti con gli altri avvocati dopo essere tornato in Italia. È sempre stato lungimirante» e non ha mai pensato che il suo mestiere sarebbe stata la politica nazionale, nonostante un mandato al parlamento per i socialisti (e trent’anni da consigliere comunale).

«Lo hanno messo in un collegio in cui non aveva speranza di essere rieletto. Sandro Pertini gli scrisse di darsi da fare e di non farsi sottomettere: a villan, diceva, villan e mess. Ma lui non ha fatto niente per continuare. E a dire il vero noi siamo stati ben contenti di averlo a casa», il partigiano “Magni”, che aveva cobattuto due volte per l’Italia al fronte, che l’aveva liberata, e che pensava che fosse ancora, per tanti motivi, dal liberare.

Giovanni Battista Stucchi nella Seconda guerra mondiale

Giovanni Battista Stucchi nella Seconda guerra mondiale


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