Fase 2 in Lombardia con le 4D, il docente della Bicocca: «Le fughe in avanti rischiano di creare danni»
Giovanni Corrao, docente della Bicocca

Fase 2 in Lombardia con le 4D, il docente della Bicocca: «Le fughe in avanti rischiano di creare danni»

Il docente di statistica medica della Milano-Bicocca Giovanni Corrao mette in guardia dalle fughe in avanti sulla fase 2, anche con le regole 4D: «Rischiano di fare danni».

«Le fughe in avanti di una regione, se non coordinate con le autorità nazionali, rischiano di generare danni non solo a quella regione»: l’invio alla cautela arriva da Giovanni Corrao, professore ordinario di statistica medica all’Università Milano-Bicocca, impegnata con il San Gerardo di Monza nell’emergenza Covid-19.

L’intervista è stata pubblicata dalla stessa Bicocca dopo l’annuncio della Regione Lombardia di avere chiesto al governo di aprire la fase 2 dell’epidemia - l’inizio del ritorno alla normalità, con la progressiva riapertura delle attività lavorative dal 4 maggio. «In questo ultimo periodo abbiamo imparato, se mai ce ne fosse bisogno, che le politiche di salvaguardia della salute necessitano di un robusto coordinamento nazionale, ancor meglio internazionale, soprattutto quando la salute pubblica è messa a dura prova dall’emergenza. Non è un’esigenza ideologica questa, ma dettata dalla natura pandemica dell’emergenza».

Il problema, dice Corrao, è che il contagio è sotto l’uno per ogni persona infetta, ma è una media, e quindi i pericoli per l’impennata dell’epidemia sono ancora forti. Tanto più che certezze sul virus ce ne sono ancora poche e che quindi qualsiasi scelta «contiene un enorme margine di incertezza». I test sierologici a tappeto servono? «Assolutamente sì. Se non altro per farci capire quante persone hanno sviluppato immunità naturale. Con quattro cautele/criticità tuttavia». Che non sappiamo ancora quale sarà il test e con quale efficiacia, quanto saranno affidabili, la scelta su chi fare i controlli e con quale metodo operativo e organizzativo. E quarto, «l’essere venuto a contatto con il virus e aver sviluppato immunità naturale, per quanto ne sappiamo, non è garanzia di immunità permanente».

«Abbiamo ancora molte, troppe domande che reclamano risposte» conclude il docente della Bicocca che sottolinea come «tanti anni di colpevole disattenzione verso la ricerca scientifica, oggi è quanto mai necessario investire urgentemente sulla ricerca».


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