Coronavirus: la storia di Marco Biffi, medico e alpino colpito da H1N1 e oggi in prima linea come volontario
Monza alpini emergenza coronavirus (Foto by Fabrizio Radaelli)

Coronavirus: la storia di Marco Biffi, medico e alpino colpito da H1N1 e oggi in prima linea come volontario

La storia di Marco Biffi, medico e alpino di Monza. A Natale 2017 ha trascorso due mesi in rianimazione per una polmonite da influenza H1N1. Oggi è in prima linea come volontario nell’emergenza coronavirus.

Cosa significhi trascorrere due mesi in Rianimazione al San Gerardo, Marco Biffi lo sa bene. Ci è passato due anni fa, colpito a Natale 2017 da una polmonite da influenza H1N1. Lui, medico monzese, 70 anni, una carriera nella direzione sanitaria prima al San Gerardo e poi al CTO, si è trovato dall’altra parte della barricata e ora non può che pensare ai medici, infermieri e pazienti che lottano contro il Covid-19.

Monza, Marco Biffi medico e alpino

Monza, Marco Biffi medico e alpino
(Foto by Fabrizio Radaelli)

«Il mio pensiero è per loro - dice - Nel mio caso avevo la vicinanza dei miei familiari, penso invece ai pazienti Covid che sono soli. Del lungo periodo di coma ricordo la luce della rianimazione quando entrai e la voce dei miei figli e di mia moglie che mi spronavano a non mollare. Per il resto mi sembrava di essere un sommozzatore, incapace di comunicare con l’esterno. Non finirò mai di ringraziare tutto il personale che si è preso cura di me in modo esemplare».

Anche se quella lunga degenza in rianimazione lo costringe ora alla dialisi due volte alla settimana, questo non gli impedisce di impegnarsi come volontario in tante associazioni cittadine come l’Unitalsi, la Croce rossa di cui è stato direttore sanitario, ma soprattutto con il gruppo degli alpini.
«Da medico e alpino avrei voluto raggiungere i miei colleghi a Bergamo e aiutare nell’emergenza - racconta al telefono - i miei colleghi medici mi hanno impedito di essere in prima linea in questa emergenza. Troppo rischioso, mi hanno detto, ed è il mio unico cruccio».

Questo non gli ha impedito di accogliere l’appello della Regione e prendere parte al servizio di call center per rispondere alle domande sul Covid nelle prime settimane insieme ad una quarantina di alpini: «Tutte le nostre manifestazioni tradizionali dalle pulizie di primavera alla vendita delle gardenie per Aism sono state bloccate, abbiamo appena fatto in tempo in gennaio a completare il trasloco della nostra protezione civile da via Montecassino a via Fossati. Così mi sono trovato a rispondere al numero verde 800 894545 insieme a tanti volontari e medici in pensione. Circa 3mila telefonate per turno su tre turni. Una mole di lavoro immensa, un milione di chiamate in un mese».

Aneddoti? «Mi è capitato di dover fare da paciere in una coppia separata male da poco o di rincuorare un uomo appena operato che aveva una piccola febbriciattola. L’ho seguito nei giorni post intervento e tutto si è risolto».

Dietro le quinte, Marco Biffi ha lavorato per reclutare i volontari della sezione alpini di Monza e rispondere all’appello del comune per la consegna di pasti a domicilio per i più fragili e disabili, per gli operatori del San Gerardo, della Cri, per le forze dell’ordine.
«Come medico della protezione civile ho certificato l’idoneità dei volontari, poi mi sono attaccato al telefono, ho chiamato chi tra gli alpini sapevo poteva scendere in campo. La nostra sezione conta su 1.800 alpini in Brianza su 30 gruppi, a Monza siamo in 120, 40 attivi in questa emergenza. Mi dispiace che questa disabilità non mi permetta di essere davvero in prima linea come medico, ma è importante che ognuno faccia la propria parte per quello che può. A Monza mi conoscono in tanti e sanno che ci sono sempre».


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