Briosco: si portò la figlia  in Tunisia, dieci anni in contumacia al papà
Il tribunale di Monza

Briosco: si portò la figlia in Tunisia, dieci anni in contumacia al papà

Condanna in Tribunale a Monza per un 42enne tunisino accusato di sequestro di persona e sottrazione di minori: nel 2011 si portò la figlia di 2 anni in Tunisia sottraendola alla madre, di Briosco.

La giustizia mette un punto fermo sulla vicenda della piccola Martina, la bimba di 2 anni portata in Tunisia dal padre H.A., 42 anni, imputato di sequestro di persona e sottrazione di minori, ex cittadino di Giussano, e mai più tornata in Brianza dalla mamma 38enne. L’uomo è stato condannato in contumacia alla pena di 10 anni di reclusione dai giudici del tribunale di Monza. Il tribunale ha disposto inoltre le misure dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la sospensione della potestà genitoriale, e il risarcimento dei danni con una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro a favore della mamma della bambina.

“Ormai mia figlia sta crescendo in un paese arabo, non posso vederla su Skype, telefonarle, di lei non so quasi nulla”, aveva detto la donna in aula, davanti ai magistrati. Un calvario cominciato il 29 maggio 2011, quando il magrebino, all’epoca già suo ex compagno, ha approfittato del giorno di visita per vedere la piccola Martina, che oggi ha 10 anni, per portarla nel suo paese, la Tunisia. Ora la bambina è stata affidata da un tribunale tunisino al padre, con la possibilità per la mamma di vederla, ma solo recandosi nel paese nordafricano.

Visite che la donna ha descritto come un incubo: «ho aspettato per ore dopo essere stata fermata all’aeroporto, sono stata minacciata e insultata, ora vengo accompagnata da personale dell’ambasciata italiana, ma alle visite il padre fa di tutto per ostacolarmi; non sappiamo se Martina va a scuola, se fa le vaccinazioni, le regaliamo dei vestiti ma non glieli mette».

Sul banco dei testimoni, è passato anche il nonno della piccola, e anche il suo è stato un racconto sofferto. In quei giorni alla donna era arrivato un messaggino con scritto “faccio tardi”, e poi una chiamata con un numero tunisino che aveva fatto prendere forma all’incubo. Nei giorni seguenti, erano arrivate le telefonate, i pianti della bimba, e i tentativi di far ragionare il papà, che però non erano serviti. Nei primi mesi del 2011, a gennaio, mamma, nonno e uno zio si erano recati in Nordafrica, insieme ad un’interprete dell’Ambasciata di Tunisi. Alla richiesta di far vedere la bimba alla mamma il papà aveva dato appuntamento davanti alla scuola, poco distante dalla sua residenza. Ma qui, secondo quanto riferito, non era tornato non Martina, bensì con venti persone che avevano preso a botte l’interprete di 60 anni, mentre l’auto della mamma era stata accerchiata da altre macchine.


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