Ambiente, le follie degli animali e i segni dei cambiamenti climatici: l’allarme è già realtà
Monza Tartarughe (Foto by Fabrizio Radaelli)

Ambiente, le follie degli animali e i segni dei cambiamenti climatici: l’allarme è già realtà

Le conseguenze dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento si fanno sentire anche a Monza e in Brianza con il ritrovamento di specie animali non comuni e i mutamenti dei comportamenti. Lo testimonia l’Enpa di Monza.

Il caldo dà alla testa, si sa. Meno scontato, però, è rendersi conto che l’aumento della temperatura e lo scatenarsi di fenomeni meteorologici estremi abbiano già iniziato a modificare il comportamento di alcuni animali: anche a Monza e in Brianza.

Lo spiega il presidente di Enpa Monza e Brianza, Giorgio Riva. «Un esempio su tutti: quello dei nidiacei. Appena escono dalle uova si ritrovano in tanti a condividere obbligatoriamente uno spazio ristretto. E la temperatura, per forza di cose in simili condizioni, aumenta. Con frequenza sempre maggiore, allora, i più deboli vengono letteralmente spinti fuori dal nido: troppo piccoli per volare, si schiantano a terra. Sopravvivono solo i più fortunati: quelli che riusciamo a soccorrere».
Recuperi di questo tipo, per Enpa, sono ormai all’ordine del giorno: cince, rondoni, gheppi e civette sempre più spesso sono oggetto di interventi di primo soccorso.

«Ma non c’è solo il caldo a mettere in ginocchio le nidiate: anche i temporali di questi ultimi tempi, connotati da forti raffiche di vento e violente grandinate, causano parecchi danni», ha aggiunto Riva. A proposito di nidi: c’è il caso dei germani reali, che ormai cercano riparo «nei posti più impensati».

E, nonostante quella che dovrebbe essere la tendenza a cercare riparo in zone tranquille, è successo che i volontari di Enpa siano intervenuti per soccorrere dei piccoli anche tra i binari della stazione di via Arosio e che le mamme germano si trovino a percorrere tratti sempre più lunghi (e pericolosi) alla ricerca di un’acqua sempre più scarsa - si pensi al letto del Lambro perennemente in secca nel suo tratto cittadino.

L’aumento della temperatura rende gli inverni più miti: ecco allora che hanno iniziato a radicarsi sul territorio anche uccelli che possono assolutamente essere definiti alieni. Come i parrocchetti monaci, che ormai riescono a riprodursi in Brianza e in Lombardia: alcune colonie di pappagallini verdi si possono incontrare anche al parco di Monza.

Meno semplice da definire il caso dei ricci: animali notturni, ora si incontrano sempre più spesso anche di giorno. Con conseguenze drammatiche: investiti dalle auto, i piccoli vengono uccisi e gli adulti feriti. Sul perché escano così presto dalle tane, diverse ipotesi: può essere per il troppo caldo o per le poche riserve a disposizione e, quindi, per fame.

Dal riccio alla tartaruga: il bestiario si presenta variegato. «Le tartarughe dalle orecchie rosse, o gialle - ha proseguito Riva - di cui da un anno la legge ha vietato la riproduzione, il trasporto, l’acquisto, la vendita, lo scambio, l’allevamento e il rilascio, perché estremamente dannose per il nostro ecosistema, ormai sono in grado di riprodursi anche da noi. Purtroppo, nonostante la normativa lo vieti, queste tartarughe vengono spesso abbandonate in laghi e corsi d’acqua: la novità è il ritrovamento di tartarughini grandi come una moneta da un euro, il che vuol dire che, con il clima sempre più caldo e umido, anche questi esemplari, originarie della Florida, nel nostro territorio ormai stanno benone».

Lo stesso si può dire per le tartarughe terrestri: una volta erano diffuse, e si riproducevano, più o meno fino al centro Italia - all’altezza della Toscana, per intenderci. Adesso, ha commentato ancora Riva, lo fanno anche dalle nostre parti.

«Ci sono poi animali, come il geco, che in passato si incontravano solo al sud, nei villaggi della Calabria e della Puglia. Adesso, però, è facile notarli anche a Monza». Non solo comportamenti anomali, con il grande caldo: cresce infatti anche il pericolo di infezioni. «Larve e uova proliferano in fretta tra le ferite - ha concluso - e in caso di lesione infetta salvare l’animale diventa sempre più difficile».


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