Accadde oggi sul Cittadino: 15 giugno 1961, gli alpinisti monzesi conquistano  lo “spaventoso”   Picco Rondoy
La pagina sportiva del Cittadino del 15/06/1961

Accadde oggi sul Cittadino: 15 giugno 1961, gli alpinisti monzesi conquistano lo “spaventoso” Picco Rondoy

Sessant’anni fa il vessillo di Monza arrivava a sventolare sullo “spaventoso” Picco Rondoy nelle Ande Peruviane.La squadra: Walter Bonatti, Andrea Oggioni, Bruno Ferrario, Giancarlo Frigieri.

«Il vessillo biancorosso sventola sui 5883 mt. dello “spaventoso” Picco Rondoy» intitola la pagina sportiva del Cittadino del 15 giugno 1961.

«Ce l’hanno fatta. Le speranze d’un successo della spedizione monzese alle Ande Peruviane erano per riposte: si basavano sull’esperienza, sul valore e sulla conoscenza tecnica dei quattro componenti» inizia così il racconto di quell’eroica impresa.

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I quattro componenti a cui si accenna erano: Walter Bonatti, Andrea Oggioni, Bruno Ferrario, Giancarlo Frigieri. Squadra affiatatissima, avevano già affrontato altre imprese, anche se questo resta il fiore all’occhiello della loro carriera.

Il Picco Rondoy si trova, appunto, sulle Ande peruviane, in particolare sulla catena montuosa Huayhuash, scalarla era un’impresa che sembrava impossibile, sembrava quasi appartenere a un altro mondo.

Oggi, con la tecnologia a disposizione è abitudine sapere tutto in tempo reale, ma nel 1961 non era così. Basta leggere qualche riga di quelle pagine ingiallite del Cittadino per comprendere lo stupore di allora e la portata che aveva una notizia del genere, che arrivava dall’altra parte del mondo.

«Noi rimaniamo in attesa dei particolari. Le notizie in nostro possesso sono giunte per lettera in forma di anticipazione: esponeva cioè un programma di massima. La conferma giunta per cablogramma assicurava la riuscita dell’impresa, per quanto riguarda la scalata del terribile Picco Rondoy, che costituiva il problema alpinistico più importante della zona».

A Monza, c’era grande attesa per il ritorno di questi alpinisti che avevano portato i colori della città così lontano e così in alto.

«Li attendiamo per esprimere loro la nostra ammirazione e stima, per conoscere tutti i particolari, per stringere loro la mano. Accanto alle imprese del G.IV, del K2 del Petit Dru, della via della Concordia e delle altre numerose imprese, i nostri hanno portato il nome di Monza e dell’Italia in alto, nel mondo».

Si può solo immaginare l’emozione dei quattro alpinisti nell’arrivare lassù, e l’orgoglio di una città intera.


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