«A Monza il problema vero è la droga: la domanda è elevata, l’offerta si adegua e si organizza»
- (Foto by Fabrizio Radaelli)

«A Monza il problema vero è la droga: la domanda è elevata, l’offerta si adegua e si organizza»

A Monza negli ultimi mesi si registrano alcol tra i giovanissimi, risse, rapine tra coetanei. Fenomeni che esistono ma l’emergenza è un’altra ed è lo spaccio di droga. Lo spiega al Cittadino il questore Sinigaglia che inquadra la lotta allo spaccio come uno dei primi obiettivi: «L’offerta si sposta ed elude il contrasto. Ma noi insistiamo».

«Non sta alla polizia fare della sociologia. E, al tempo stesso, non è una soluzione la militarizzazione dei centri storici». Così il questore di Monza, Michele Davide Sinigaglia, quando si parla di “mala movida”, di ragazzini che si ubriacano e si sballano, di risse, come quella accaduta nella notte di sabato (della settimana scorsa, ndr).

Il bilancio della attività svolta nel periodo estivo tra via Bergamo e dintorni, secondo il questore, è stata positiva, e proseguirà anche nei prossimi week-end: «Con il coordinamento della Prefettura abbiamo cercato di fare tutto il possibile con le risorse a disposizione per monitorare, peraltro con le difficoltà che la pandemia ha creato, garantendo il controllo del territorio e la tempestività degli interventi».

MONZA il questore Sinigaglia

MONZA il questore Sinigaglia
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Quanto agli eccessi dei ragazzini, alcol e droghe, Sinigaglia non nega certo il problema: «ma si tratta di un fenomeno nazionale, per il quale occorrerebbe porsi domande a monte, e non generalizzabile visto che sono problematiche che riguardano una piccolissima parte dei giovanissimi e ciò è dimostrato anche dai dati dei nostri controlli».

E anche rispetto a tafferugli e risse, il questore parla di «qualche episodio sporadico» e non inquadrabile in uno specifico contesto: «coinvolgono ragazzi italiani e stranieri e si scatenano per fatti di natura diversa, magari anche non occasionali, e per questo oggetto di investigazioni».

Nel bilancio positivo c’è un “ma”: «È chiaro – aggiunge il questore – che occorre fare i conti con una cittadinanza che lamenta il disturbo della quiete pubblica, le situazioni di affollamento - determinate dalla conformazione dei nostri centri storici - quest’anno con in più la preoccupazione per la diffusione della pandemia, e la capisco, però non si può risolvere questo problema piantonando ogni strada con una pattuglia. Per esperienza dico che se appare la più semplice non è la più utile. Piuttosto va fatta più prevenzione con la collaborazione di tutti a partire da chi lavora nel settore, gli esercenti, e devo dire che, anche da questo punto di vista, in città c’è stata una certa risposta nell’interesse comune, affinché le situazioni non degenerassero».

Insieme a tutte le forze dell’ordine, quindi polizia, carabinieri, guardia di finanza: «anche la polizia locale che ha svolto un ottimo lavoro, e pure le autorità locali, con una grande opera di sensibilizzazione».

Nelle ultime settimane, inoltre, sono avvenute un paio di rapine ai danni di minori: «In centro gravitano sicuramente dei gruppuscoli di ragazzi poco più che adolescenti, dal profilo personale più incline alla commissione di reati, ma non le chiamerei “bande giovanili”, sono situazioni presenti in ogni città e vanno affrontate nell’immediatezza o con attività investigative che abbiamo in corso».

Ben più preoccupante è invece il fenomeno dello spaccio: «In città la domanda di stupefacenti è elevata e di conseguenza l’offerta si adegua e si organizza per eludere i controlli e le attività di contrasto. Dal canto nostro, dando risposta a un impegno assunto con la cittadinanza, abbiamo battuto in modo sistematico la zona della stazione e qualche risultato l’abbiamo ottenuto, tuttavia chi spaccia si sposta in altre zone che si prestano comunque a questa attività. Ma posso assicurare che la situazione è costantemente monitorata e continueremo a dare alle organizzazioni filo da torcere».
Ciò potendo contare anche su una ventina di nuovi agenti per il controllo del territorio, da poco entrati in servizio in questura: «a irrobustirne le articolazioni, in particolare nella prevenzione e contrasto dei reati sul territorio e nell’investigativa, una crescita di organico che proseguirà gradualmente nel tempo».


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