Monza esporta salute (e soprattutto speranza): Staminali in Cisgiordania grazie a San Gerardo, Fondazione Verga e Soleterre

Grazie ai progetti di Monza e Brianza nasce un centro trapianti di cellule staminali emopoietiche in Cisgiordania.
Ospedale di Monza progetto staminali in Cisgiordania
Ospedale di Monza progetto staminali in Cisgiordania

Nella Palestina devastata dalla guerra con Israele ci sarà un segno di speranza: quello dettato da un centro trapianti di cellule staminali emopoietiche che nasce grazie ai progetti internazionali nati sotto l’alta della Fondazione Irccs San Gerardo con la Fondazione Maria Letizia Verga e il suo centro di ricerca e cura.

L’iniziativa è stata presentata la scorsa settimana alla presenza del sottosegretario alla residenza di Regione Lombardia con delega alle Relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo.

L’iniziativa prevede la creazione del primo centro trapianti per pazienti adulti e pediatrici in Cisgiordania, nella città di Ramallah, presso l’Istishari Arab Hospital – scrive il San Gerardo – Un progetto di cooperazione sanitaria internazionale che punta a garantire cure altamente specialistiche direttamente sul territorio palestinese, evitando ai pazienti viaggi all’estero spesso complessi e onerosi”.

Monza esporta salute (e soprattutto speranza): Soleterre, Irccs San Gerardo e Fondazione Maria Letizia Verga

La spalla – e molto più di questo – è Soleterre, organizzazione umanitaria da anni impegnata in progetti di salute globale, in collaborazione con una rete di professionisti di ospedali italiani.

Capofila clinico-scientifico è il San Gerardo, con la referente scientifica Marta Verna, in collaborazione con la Fondazione Maria Letizia Verga, che dal 1986 ha dato vita e continua a sostenere il progetto di Children global medicine per trasferire competenze nei Paesi a risorse limitate e migliorare l’accesso alle cure per i bambini con malattie oncoematologiche, ricorda l’ospedale monzese.

«La visita del sottosegretario Raffaele Cattaneo conferma l’attenzione di Regione Lombardia verso i progetti di cooperazione sanitaria ad alto impatto sociale e scientifico, capaci di unire eccellenza clinica, qui espressa dalla nostra Fondazione, con la solidarietà internazionale, la collaborazione pubblico-privato e lo sviluppo sostenibile dei sistemi sanitari» ha detto il direttore generale dell’Irccs, Michele Brait.
«Il progetto, per il quale esprimo vivo apprezzamento – dice il sottosegretario Cattaneo è pienamente coerente con gli obiettivi strategici di Regione Lombardia in materia di cooperazione internazionale. Di recente abbiamo sostenuto anche un intervento della onlus Fonti di Pace, che ha garantito cure infermieristiche, riabilitative e supporto psicologico a 362 civili feriti o con disabilità in Palestina. Restiamo al fianco dei più fragili non con parole vuote, ma con azioni concrete – sostegno sul campo, formazione del personale sanitario e rafforzamento delle competenze locali – perché per noi la cooperazione internazionale significa responsabilità, presenza e risultati tangibili per le comunità coinvolte».

La metodologia prevista è quella già consolidata nei precedenti programmi – aggiunge l’ospedale – un percorso triennale di capacity building in cui il team internazionale crea e finanzia integralmente la componente di “education and training”, mentre l’ospedale ospitante, sostiene le spese per eventuali adeguamenti strutturali, acquisto di farmaci e macchinari.

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