Urbanistica a Monza, gli ambientalisti: ecco dove sbaglia la giunta

Il coordinamento dei comitati e delle associazioni di Monza passa al setaccio la proposta di variante al Piano di governo del territorio.
La conferenza del coordinamento dei comitati e delle associazioni ambientaliste di Monza
La conferenza del coordinamento dei comitati e delle associazioni ambientaliste di Monza

È un Piano di governo del territorio che si mangerà trenta ettari di suoli liberi nei 26 ambiti di trasformazione, sovradimensionato rispetto alla popolazione di Monza, quello che, secondo i comitati ambientalisti e di quartiere, è stato disegnato dall’assessore all’Urbanistica Marco Lamperti. Per provare a modificare la variante che considerano poco sostenibile le associazioni hanno presentato una ventina di proposte relative alla valutazione ambientale strategica e una quindicina legate agli ambiti di trasformazione, che hanno illustrato venerdì 22, mentre entro sabato 30 invieranno in Comune i pareri richiesti alle parti economiche e sociali.

Urbanistica a Monza, gli ambientalisti: troppe case, e sbagliate

«Le statistiche dimostrano che la crescita di Monza è molto contenuta – ha affermato Giorgio Majolil’incremento è dovuto soprattutto all’arrivo di stranieri e non di milanesi, come sostiene l’amministrazione. Servirebbero case a basso costo e la redazione di un piano di edilizia economico popolare sulla base della legge 167 del 1962». «In città – ha aggiunto – secondo l’Istat ci sono 7mila alloggi liberi: la variante, però, prevede la costruzione di altre residenze» per un totale di circa 210.000 metri quadri negli ambiti di trasformazione che, sulla carta, potrebbero richiamare 3.000 abitanti a cui si aggiungerebbe il migliaio che potrebbe entrare negli stabili che sorgeranno in altre zone.

Nel nuovo Pgt i 39 ambiti di trasformazione attuali vengono ridotti a 26 ma, secondo gli ambientalisti, non si comprenderebbero «i criteri per cui alcuni sono stati cancellati». «Manca – hanno spiegato – un censimento dei servizi presenti nei quartieri e non esiste un piano particolareggiato per il Parco che indichi quali funzioni sono consentite e quali compatibili». I comitati hanno proposto, tra l’altro, di estendere i “nuclei di antica formazione”, caratterizzati dagli edifici storici, dal centro fino a largo Mazzini e lungo via Cavallotti fino all’ex Buon Pastore, e sono tornati a chiedere la tutela delle aree verdi di via Ticino e del bosco al polo istituzionale che sarà in parte abbattuto per far posto a uno studentato. Hanno auspicato, inoltre, una valutazione complessiva della mobilità per evitare che con l’arrivo della metropolitana «Monza diventi il parcheggificio della Brianza».

Urbanistica a Monza, gli ambientalisti: il data center mangia territorio ed energia

Nella zona est della città, ha commentato Paola Sacconi del comitato Sant’Albino, la logica del Pgt pare un po’ schizofrenica: «L’amministrazione ha inserito le cave Rocca nel parco regionale della Valle del Lambro – ha fatto notare – mentre nel Pgt ha destinato quell’ambito alla creazione di un data center che provocherebbe un enorme consumo di suolo e di energia e causerebbe problemi di inquinamento». L’area di 50.000 metri quadri, ha suggerito, potrebbe essere convertita in uno spazio verde come è stato fatto alla ex cava di Increa, a Brugherio. «La giunta – ha incalzato – dichiara di voler recuperare l’idea del parco di cintura eppure occupa enormi aree libere in quanto considera tali solo quelle che non sono edificabili» mentre potrebbe riservare allo sviluppo produttivo i siti dismessi che, invece, «vengono sostanzialmente destinati a residenziale».