Monza, li uccisero ad Auschwitz: 1,2 milioni di risarcimento ai nipoti

Il tribunale di Monza ha firmato la sentenza per l'uccisione di Alessandro Colombo e Ilda Zamorani, all'epoca 68 e 63 anni.
Il tribunale di Monza ha firmato la sentenza per l'uccisione di Alessandro Colombo e Ilda Zamorani
Il tribunale di Monza ha firmato la sentenza per l’uccisione di Alessandro Colombo e Ilda Zamorani

Nel Giorno della memoria per le vittime dei lager e dei nazifascisti del 2020, Monza si raccolse a San Biagio per la posa delle due prime pietre di inciampo: erano per Alessandro Colombo e Ilda Zamorani, all’epoca 68 e 63 anni, deportati e uccisi subito dopo il loro arrivo nel lager di Auschwitz, nel 1943. A distanza di sei anni – e a 83 dalla deportazione – il tribunale di Monza ha riconosciuto ai nipoti 1,2 milioni di euro oltre alle spese legali  come eredi di vittime di crimini di guerra e contro l’umanità.

A firmare la sentenza è stata la giudice Caterina Rizzotto, della seconda sezione civile. Ora i famigliari  attraverso gli avvocati possono chiedere accesso al Fondo ristori, istituito da Draghi nel 2022 a questo scopo.

Monza, li uccisero ad Auschwitz: i ricordi dei parenti

««Avevo solo tre anni» aveva raccontato il nipote Alberto Colombo insieme alla moglie Annalisa Bemporad, al Cittadino, nel 2013 (si può leggere qui), in una testimonianza raccolta da Letizia Rossi.  «Della nonna, che era nata a Ferrara nel 1880, so che era una brava pianista e poi tempo fa mi sono imbattuto quasi per caso nel suo nome in alcuni numeri di un giornale per ragazzi. Il nonno invece, nato a Pitigliano nel 1895, è citato più volte nella rivista Il vessillo israelitico, che raccoglie notizie sulla comunità ebraica toscana. La prima, nel novembre del 1895: dice del suo diploma all’Istituto tecnico di Savona, con ispendida votazione». 

Negli anni più bui, quattro decenni dopo, si erano nascosti. Poi un’imprudenza: tornare a casa a Monza per recuperare alcuni ricordi di famiglia. Non riesce nemmeno a entrarci, in casa: una soffiata, lo arrestano. Pochi giorni dopo la moglie si costituisce per non lasciarlo solo. Entrambi vengono fatti salire su un treno per   Auschwitz. «Tornati a Monza, i Colombo (il resto della famiglia, ndr) hanno dovuto mettere da parte quello che era successo, per poter continuare a vivere. Anche perché la vita sociale era stata stravolta», spiega Annalisa Bemporad.

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