Mondo del lavoro e generazione Z (cioè i ragazzi che frequentano le superiori): un rapporto di amore e odio?
Generazione Brianza: il rapporto annuale dell’agenzia per il lavoro Randstad
Secondo il rapporto annuale dell’agenzia per il lavoro Randstad, che ha coinvolto oltre 27mila dipendenti e oltre 1200 datori di lavoro in trentacinque paesi, i ventenni di oggi tendono a mettere al primo posto la vita privata mentre il lavoro è sceso di alcune posizioni.
Non c’è più ambizione professionale ma voglia di stabilità e benessere psicofisico. Dal rapporto i giovani risultano quelli con un approccio più distaccato al mondo del lavoro rispetto alle generazioni precedenti, il lavoro è uno strumento per sopravvivere ma in cima alla lista dei desideri c’è una serena vita privata.
Generazione Brianza: l’approccio molto diverso, ma a Monza c’è una duplice visione
Come ogni nuova generazione l’approccio al lavoro è molto diverso dal passato, a partire dalle relazioni con gli altri; con la pandemia si è rafforzato, in molti, il desiderio di distacco e lontananza, spesso si predilige lo smartworking, ad esempio. Anche l’idea di raggiungere un alto livello professionale, scalare le gerarchie, non è più in cima ai desideri, essere il “numero 1” non è fondamentale per i giovani soprattutto perché non c’è interesse nel dedicarsi completamente solo alla professione a discapito del benessere fisico, soprattutto.
Non manca, sempre secondo le analisi, una crescente sfiducia verso il futuro lavorativo, sentir parlare sempre più di precariato, aziende che chiudono improvvisamente e un mercato costantemente in bilico non aiuta cerco a rafforzare quell’idea che, nel passato, si è sempre associata al lavoro come unico e fondante valore della propria affermazione personale. A Monza però, le cose sembrano differenti, o quantomeno c’è una duplice visione: da un lato futuri imprenditori, dall’altro giovani rassegnati ad accontentarsi nella speranza di vivere senza troppi pensieri.
Generazione Brianza: i sogni degli studenti monzesi, non ossessione ma determinazione
Il sogno di avere un ristorante. Diventare una cantante. Essere avvocato. Diventare docente. Questi alcuni diciottenni che, da bravi brianzoli, si rimboccano le maniche perché i desideri diventino realtà. Pronti a superare ostacoli. Quasi tutti, alcuni hanno riscoperto i valori dell’amicizia e della socialità che hanno la meglio sull’aspetto professionale.
«Sono consapevole dei sacrifici che dovrò fare ma il mio sogno è più importante di tutto: avere un ristorante – racconta una studentessa dell’Olivetti – Ho voglia di crescere e imparare. Ho avuto la fortuna di avere un docente che mi ha ispirato, il professore Butticè. Sono stata in un ristorante stellato a Valencia, grazie alla scuola, che mi ha reso ancora più determinata. Non mi spaventa lasciare in stand by la vita privata per raggiungerlo».
Per chi pensa a una carriera nel mondo della ristorazione i concetti di impegno e dedizione sono all’ordine del giorno. Ragazzi e ragazze con le idee molto chiare: i timori non mancano, soprattutto la paura che la professione diventi un’ossessione.
«Ho già sacrificato parte della mia adolescenza per lo sport e ora posso dire che le relazioni umane vengono prima di tutto. Certo non penso di accontentarmi ma sicuramente ho capito che nella vita ci sono cose più importanti oltre all’ambizione», spiega uno studente dello scientifico al Mapelli. Una preoccupazione condivisa.
«Parlando con gli amici ci sono tante domande su quanto e come verremo “assorbiti” dal lavoro, se avremo tempo per la vita sociale: è la domanda che ci poniamo spesso. Credo che, se il lavoro è quello giusto il peso e i sacrifici non si sentano».
Generazione Brianza: aspettative e “la passione che diventa lavoro”
«Penso che le aspettative basse della nostra generazione siano legate al concetto di sopravvivenza che sempre più emerge – conclude una studentessa del Valentini – La situazione è molto diversa rispetto a quella in cui sono cresciuti i miei genitori, allora i titoli di studio avevano un peso. Il mio sogno è diventare una cantante, sto studiando e sono consapevole del lungo cammino che mi aspetta ma, al contempo continuo a studiare restando sempre nel percorso artistico. Non voglio dovermi accontentare un domani, vedo in tanti coetanei una luce che lentamente si sta spegnendo perché non hanno la forza di mettersi in discussione, c’è insoddisfazione in generale e un conformismo dilagante, qualcuno si accontenta ritagliandosi spazi e tempo per coltivare una passione ma in pochi “lottano” perché la passione diventi lavoro».