Ci sono amarezza e delusione in casa Pd, ad Arcore, dopo il comunicato diffuso dal sindaco Maurizio Bono, che di fatto ha messo la parola fine ai venti giorni più folli e tesi dell’amministrazione cittadina. La ricomposizione della squadra di governo, la nomina della nuova assessora Valeria Di Tullio (una delle firmatarie della mozione di sfiducia al sindaco e oggi con un incarico in giunta), il passo indietro del vicesindaco Lorenzo Belotti e il passaggio di consegne a Serenella Corbetta (terzo vicesindaco da inizio mandato), il cambio di casacca del consigliere Michele Bertani e il rientro in maggioranza dei consiglieri Varrechia e Timpano (anche loro firmatari della mozione di sfiducia). Una tempesta politica durante la quale il sindaco Bono è riuscito a tenere il timone non senza scossoni e mal di pancia dentro la sua maggioranza.
Arcore, tutta l’amarezza del Pd dopo la crisi: le considerazioni
E la minoranza? Rimasta con il cerino in mano constata quello che forse già poteva intuire: mai fidarsi delle crisi pronte a ricomporsi con nuove deleghe e promesse.
«Abbiamo un sindaco sotto ricatto politico e una maggioranza tenuta insieme con il nastro adesivo», hanno commentato nella sede dem di via Umberto I.
«La scelta della consigliera Di Tullio di non votare il rendiconto di bilancio durante la seduta del 22 aprile, mandando così sotto la maggioranza, ha stupito anche noi – ha raccontato Michele Calloni – Poi le parole di fuoco pronunciate con il comunicato a firma dei tre consiglieri (Di Tullio, Varrecchia e Timpano, ndr) non lasciavano spazio a interpretazioni: chiedevano le dimissioni immediate del sindaco. Loro (i tre traditori, ndr) ci hanno cercato e le intenzioni all’inizio erano chiare, poi proprio la consigliera Di Tullio ha iniziato a temporeggiare e poi sono letteralmente spariti».
Arcore, tutta l’amarezza del Pd dopo la crisi: la chat e il tradimento bis
Per comunicare in tempo reale durante le settimane di crisi i consiglieri di minoranza con i tre fuoriusciti hanno dato vita a una chat Whatsapp (dal nome irriverente ma significativo: “Gli str…i”, ndr) e proprio sulla chat si è consumato il secondo “tradimento”: il cambio di rotta e il ritiro delle firme dalla mozione che avrebbe dovuto essere una sentenza per l’amministrazione Bono.
«Questa vicenda è servita per far emergere il tema della dignità personale, al di là delle scelte politiche che possono anche cambiare. Certi principi si sono rivelati sorprendentemente sensibili al tepore di un assessorato. Bono ha scelto di premiare politicamente chi fino a ieri lo accusava di aver fallito e ne chiedeva la fine politica».
Arcore, tutta l’amarezza del Pd dopo la crisi: «Che cosa è cambiato?»
Resta una domanda, la stessa che la minoranza presenterà al consiglio il 19 maggio, durante la prima seduta post rimpasto: cosa è cambiato in pochi giorni? «È difficile credere che negli ultimi mesi di mandato questa amministrazione possa improvvisamente diventare ciò che non è mai stata: stabile, credibile e capace».