Ad Arcore il “soccorso rosso” non è più una formula da manuale di storia, ma un genere letterario. Tragicommedia in più atti, con colpi di scena degni di una soap. Protagonista Gaye Cheikh esponente della Lista civica di sinistra, ribattezzato “il poeta rosso”, che dopo aver declamato per mesi versi “infuocati” contro il sindaco Maurizio Bono tra Consiglio comunale e piazza, ora sembra pronto a riscrivere la metrica: dall’invettiva all’abbraccio, passando per una domenica pomeriggio di trattative con il sindaco e i suoi delegati.
Arcore: “Soccorso rosso” per Bono dal consigliere Gaye Cheikh
Gaye Cheikh, motore instancabile di un’opposizione che non lesinava aggettivi. Oggi, invece, il copione cambia: porte socchiuse, telefoni caldi e un’ipotesi che circola con sempre meno pudore: sostegno alla “baracca” scricchiolante del centrodestra. Tradotto: non ti voto, ma ti tengo in piedi. Una specie di amore platonico amministrativo. In questa pièce, il centrodestra recita con l’aria di chi sa di avere il finale ancora in tasca, ma non le pagine centrali.
Arcore: “Soccorso rosso” per Bono e l’assessore di Fratelli d’Italia
Come una nuvola carica promettono temporale, e allora ecco spuntare l’ombrello più inatteso: un esponente di sinistra che tende la mano dopo aver lanciato i sassi. “Realpolitik”, sussurrano i più indulgenti. “Poesia ermetica”, ribattono gli altri. Nel frattempo, dietro le quinte, si consuma un altro sacrificio rituale: l’assessore Luca Travascio, Fratelli d’Italia, sarebbe pronto a fare un passo indietro per placare i tre ribelli del centrodestra. Un gesto nobile o una mossa da scacchi? Dipende da chi racconta la partita. Di certo, è il segno che gli equilibri sono così delicati da richiedere offerte votive.
Così Arcore si scopre laboratorio politico dove le etichette scoloriscono e le alleanze si scrivono a matita. Il poeta rosso tratta, il sindaco ascolta, i ribelli alzano il prezzo e qualcuno, in fondo alla sala, conta i voti come fossero perle. Se questo è soccorso, è anche spettacolo: con il pubblico che ride, ma tiene d’occhio il finale. Perché qui, più che destra o sinistra, vince chi resta in piedi all’ultimo atto.