Diciannove giorni. Tanto potrebbe durare ancora il governo della città di Arcore. Per il 19 maggio, infatti, è stato convocato il consiglio comunale. Alle 20 nella sala consiliare di via Gorizia l’amministrazione guidata da Maurizio Bono potrebbe terminare con un anno di anticipo il proprio mandato. Il secondo punto all’ordine del giorno è la presentazione della mozione di sfiducia al sindaco presentata dai consiglieri di minoranza e sostenuta anche dall’appoggio dei tre consiglieri che durante l’ultima seduta del consiglio comunale hanno votato con il centrosinistra mandando sotto la maggioranza, e impedendo l’approvazione della variazione di bilancio.
Arcore: fissato il consiglio comunale della sfiducia, maggioranza bocciata il 22 aprile
La settimana più dura per Bono e la sua squadra (o quello che ne resta) è iniziata il 22 aprile quando i voti di Fabio Varrecchia e Giovanni Timpano, entrambi Fratelli d’Italia e Valeria Di Tullio, della Lega, hanno di fatto aperto la crisi amministrativa. Un gesto giudicato fin da subito “irresponsabile” da diversi esponenti della giunta che ha provocato un effetto domino. Riunioni, telefonate dalle segreterie dei partiti, appelli al buon senso, ipotesi (mai confermate) di possibili rimpasti. Tutto è andato in scena nei giorni immediatamente dopo lo strappo in consiglio comunale. Poi il 27 aprile le forze di centrosinistra hanno protocollato la mozione, iniziando ufficialmente il countdown. La legge in questi casi impone che dopo la presentazione della mozione di sfiducia verso il sindaco il consiglio comunale debba essere convocato non prima di dieci al massimo entro trenta giorni.
Arcore: fissato il consiglio comunale della sfiducia, le motivazioni del centrosinistra
Hanno iniziato a rincorrersi voci di improbabili alleanze tra i tre franchi tiratori e la minoranza di centrosinistra. Ipotesi smentite dai consiglieri di Pd, Prospettiva Civica e Avs che mercoledì 29 aprile hanno spiegato le ragioni riguardo la firma della sfiducia con un comunicato ufficiale: «Chi ha firmato si assuma le proprie responsabilità – commentano i consiglieri di minoranza rivolgendosi direttamente ai tre ex alleati di Bono – Non ci siamo ancora dimessi proprio per senso di responsabilità verso la città. Una responsabilità che, ad oggi, continua a non essere esercitata né dal sindaco né da ciò che resta della sua maggioranza. Non esiste alcun accordo o ipotesi di alleanza politica con i consiglieri “dissidenti” ma solo una convergenza oggettiva sulla situazione attuale per il bene della città».
Arcore: fissato il consiglio comunale della sfiducia, i nove consiglieri
L’accordo tra i nove consiglieri che hanno aperto la crisi ad Arcore prevede una tempistica molto precisa: «O si convoca il consiglio comunale entro quindici giorni al massimo o noi nove ci dimettiamo in blocco», avevano spiegato i firmatari della mozione a margine delle celebrazioni del 25 aprile. Il motivo è presto detto: il 24 maggio ci saranno le elezioni provinciali e l’assenza della città di Arcore sarebbe un danno per il centrodestra.
Arcore: fissato il consiglio comunale della sfiducia, l’amministrazione parla di progetti
E mentre l’orologio segna il passare del tempo e gli arcoresi aspettano di capire quando (e se) il loro Comune verrà commissariato, l’amministrazione ostenta calma e sicurezza e convoca, per mercoledì 5 maggio una assemblea pubblica nella Sala del camino per presentare il progetto di fattibilità tecnico economica relativo all’intervento di riqualificazione della Casa San Giuseppe. Nell’occhio del ciclone sindaco e assessori tengono la barra dritta come se nulla fosse, parlando di futuro come se la scadenza non fosse ormai imminente.
Arcore: fissato il consiglio comunale della sfiducia, la convocazione
Nella mattinata di giovedì 30 aprile la presidente del consiglio, Laura Besana, ha pubblicato la convocazione del consiglio comunale fissato per il 19 maggio. “Mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi e desideri”. Chissà se le parole di Marco Mengoni siano le stesse del sindaco Bono in questi giorni. Agli arcoresi non resta che aspettare l’ultimo atto.