Ad Arcore ormai la politica locale assomiglia meno a un Consiglio comunale e più a una lunga puntata di una serie dove tutti giurano fedeltà, salvo poi cambiare sceneggiatura alla scena successiva. La crisi? Formalmente ricomposta. Politicamente? Mai davvero finita. Perché sotto la cenere il fuoco continua a covare, e l’assenza annunciata di Giovanni Timpano al Consiglio comunale di domani sera (martedì 19 maggio) è molto più di una sedia vuota: è un messaggio. Un messaggio pesante. Fastidioso. Inquietante per chi, nelle ultime settimane, ha lavorato disperatamente per rimettere insieme i cocci di una maggioranza tenuta insieme più dal manuale Cencelli che da una reale visione politica.
Dopo settimane di trattative, telefonate, mediazioni e distribuzione chirurgica di poltrone, assessori e deleghe, il copione sembrava finalmente chiuso. Tutti ricompattati. Tutti amici. Tutti di nuovo pronti a sorridere nelle foto ufficiali. Peccato che nel frattempo siano magicamente riapparse figure politiche che fino a ieri qualcuno faceva finta di non conoscere nemmeno. La politica arcorese riesce sempre nell’impresa più difficile: negare l’esistenza delle persone fino al momento esatto in cui diventano utili.
Arcore, Varrecchia e Di Tullio tornati centrali negli equilibri di Palazzo
E così eccoli lì, Fabio Varrecchia e Valeria Di Tullio, tornati improvvisamente centrali negli equilibri di Palazzo dopo essere stati trattati per mesi come comparse fuori copione. Miracoli della sopravvivenza politica. Poi c’è il teatro delle commissioni consiliari, consumato tra veti, bracci di ferro e regolamenti usati come clave. E sullo sfondo il caso Daniela Sperti, della lista civica del sindaco, ormai data da molti in “odore” di Forza Italia. Un profumo politico che ad Arcore si sente da chilometri. Anche perché il pressing di Tommaso Confalonieri su di lei non è certo un mistero nei corridoi del Comune. Del resto, con la convinzione sempre più diffusa che il prossimo anno non sarà ricandidata, la ricerca di nuovi approdi è diventata quasi fisiologica.
Ma in questo risiko permanente c’è un dato che pesa più di tutti: Timpano è rimasto l’unico davvero coerente. L’unico tra i firmatari della mozione di sfiducia a non aver accettato compromessi, accomodamenti o pacificazioni dell’ultim’ora. Nessun assessorato, nessuna delega, nessuna carezza politica sufficiente a fargli cambiare linea.
E la sua assenza domani sera sarà tutto fuorché casuale. È il segnale chiarissimo che la frattura dentro la maggioranza non è stata sanata: è stata soltanto coperta con un tappeto troppo corto. E quando la politica vive di equilibri precari e fedeltà a scadenza, basta un’assenza per ricordare a tutti che la crisi, in fondo, non se n’è mai andata davvero.