Monza, de Chirico al Serrone

Attraverso i misteri del Novecento

Monza, de Chirico al Serrone  Attraverso i misteri del Novecento

Inaugurata alla Villa reale di Monza la mostra “Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso” negli spazi del Serrone. La co-curatrice Simona Bartolena racconta il progetto espositivo. «Se vedi la normalità fuori dal suo ambito il risultato è il mistero».

Basta alzare lo sguardo e lui è lì: boulevard Saint-Michel, Parigi, dall’altro lato della strada il Flore e Les deux magots, di qua la Brasserie Lipp, il crocevia indispensabile di gran parte della cultura del Novecento e delle sue eterne ramificazioni. Tra i grembiuli bianchi e le giacche nere che ondeggiano fra tavoli, specchi e poltrone in pelle dispensando sui tavoli choucroute e andouillette, una foto: quella di Giorgio de Chirico sopra il suo posto abituale in quell’angolo di storia.

Poco più che ventenne, sulle rive della Senna, aveva costruito le immagini e la poetica che lo avrebbero accompagnato tutta la vita, eternamente un passo fuori dalle correnti, fedele a se stesso, capace di teorizzare alcuni meccanismi estetici che ancora oggi caratterizzano una parte consistente dell’arte contemporanea. A Parigi sarebbe tornato per tutti i decenni successivi, assecondando quella rete di relazioni che gli avevano assicurato fama internazionale e che erano partite dal riconoscimento ufficiale della sua arte firmato da Guillaume Apollinaire. «L’arte di questo pittore è un’arte interiore e cerebrale che non ha alcun rapporto con quella dei pittori che si son rivelati in questi ultimi anni» scrisse il poeta su L’intransigeant del 9 ottobre 1913.

Un secolo dopo i suoi enigmi arrivano al Serrone della Villa reale , dove è stata inaugurata la mostra “Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso” (qui il sito ufficiale). Promossa dal Consorzio Villa reale, prodotta da ViDi con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, è curata da Victoria Noel-Johnson con la collaborazione di Simona Bartolena.

Trentuno lavori selezionati negli archivi della fondazione scelti con un minimo comune denominatore iconografico: la presenza di oggetti misteriosi. «Sono opere che vanno dagli anni Quaranta agli anni Settanta - racconta Bartolena - e che servono per raccontare e capire il rapporto tra de Chirico e l’oggetto, un elemento che era già dominante in lui e che poi lo sarebbe stato in molti autori contemporanei e successivi, da Duchamp a Warhol, per esempio». Ed è il primo elemento: il secondo è rileggere l’arte di de Chirico fuori dalle abitudini, quelle del «pittore dei manichini o delle architetture».

«Lui ha avuto sempre un ruolo esterno - aggiunge la co-curatrice - Senza dubbio una personalità difficile, capace di lasciare un’impronta e ottenere ampio consenso senza bisogno di fare parte di una corrente o di una precisa avanguardia. E pur da esterno, la sua lezione è stata importantissima. Anche Picasso ha osservato il suo lavoro». La mostra ha scelto un elemento ricorrente, l’oggetto decontestualizzato, come chiave di lettura dell’opera di de Chirico. «Lui dice: se vedi la normalità fuori dal suo ambito, se fai saltare i collegamenti logici abituali, se rompi la collana, il risultato è il mistero, l’enigma. Perché un oggetto messo fuori dal suo contesto risulta destabilizzante». Si tratta di scardinare la semantica, un meccanismo che dopo de Chirico sarebbe stato adottato dal Surrealismo e dal suo ricorso alla dimensione onirica e che ancora oggi - tra decontestualizzazioni e stravolgimento delle proporzioni - è ancora elemento chiave di tanta arte contemporanea.

«Giorgio de Chirico, da parte sua, non era uno che spiegava, che offriva certezze di lettura - aggiunge la curatrice - e d’altra parte il concetto metafisico era mettere lo spettatore in crisi. Ma non come i surrealisti, ricorrendo ai sogni e al versante più spesso freudiano della psicanalisi. Con l’immaginazione dell’infanzia, piuttosto, e la capacità dei bambini di reinventare la realtà e i suoi oggetti».

Al Serrone le tele, una scultura, gli scritti e le lettere e l’accompagnamento di video per guidare il pubblico nel percorso espositivo. «Un racconto con opere che ripercorrono tutti i temi di de Chirico, le piazze come i busti classici, i manichini », che saranno sottolineati anche dall’allestimento: «Uno spazio particolare - conclude Bartolena - Direi decisamente dechirichiano».

Serrone della Villa reale (viale Brianza 2)

Dal 27 settembre al primo febbraio

Orari: dal lunedì al giovedì 10-13 e 14-19; venerdì: 10-13 e 14-22.30; sabato e domenica 10-20

Prezzi: intero 10 euro; ridotto 8 euro (under 18, over 65, gruppi da 15 a 30 persone); scuole 5 euro; gratis bambini sotto i 6 anni, disabili e accompagnatori


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