Giro d’Italia 2020: lo Stelvio ribalta tutto, Kelderman si prende la maglia rosa
Wilko Kelderman è la nuova maglia rosa

Giro d’Italia 2020: lo Stelvio ribalta tutto, Kelderman si prende la maglia rosa

Gianfranco Josti, storica firma del Corriere della Sera e decano dei giornalisti di ciclismo, commenta il Giro d’Italia per ilCittadinoMb.it. Nella tappa della Cima Coppi, la corsa cambia volto: crolla Almeida, Nibali resta indietro. I primi tre in classifica ora sono separati da soli 15”

Gianfranco Josti, storica firma del Corriere della Sera e decano dei giornalisti di ciclismo, commenta il Giro d’Italia per ilCittadinoMb.it. Giovedì 22 ottobre nella tappa della Cima Coppi, la corsa ha cambiato volto e ha salutato una nuova maglia rosa.

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L’avevamo definito “Giro dell’incertezza”. Pronostico facile vista la stagione in cui si disputava per la prima volta in oltre un secolo di vita e soprattutto per la particolare situazione in cui si trova l’Italia (come tutto il resto del mondo) a causa della pandemia scatenata dal Covid-19.

Ma nessuno poteva supporre che a tre giorni dalla conclusione le tappe alpine (disputate sotto il sole a differenza del maltempo che ha flagellato quelle appenniniche) ci avrebbero regalato una classifica così corta, con i primi tre aspiranti alla vittoria finale racchiusi in 15”. Quindi domenica 25 ottobre sarà la breve cronometro Cernusco sul Naviglio-Milano (km 15,7) a stabilire chi tra Wilko Kelderman, Jai Hindley e Tao Geoghegan Hart si porterà a casa la maglia rosa.

La tappa dello Stelvio non ha tradito le aspettative, anche se ha visto naufragare i sogni di gloria del ciclismo italiano che contava sull’esperienza di Vincenzo Nibali e sulle qualità di scalatore del maturo Domenico Pozzovivo per salire sul podio. Anzi, il campione siciliano era considerato il vero faro della corsa per averci abituato ad emergere proprio nel finale dei grandi giri, quando la fatica intossica i muscoli. Il mitico passo, il più alto d’Europa, teatro di grandi imprese a cominciare dal 1953 quando fu affrontato per la prima volta (Fausto Coppi detronizzò lo svizzero Hugo Koblet) ha evidenziato quasi con crudeltà che nel ciclismo è in atto una vera rivoluzione generazionale che ha per protagonisti giovani di tanti paesi, ma nessun italiano.

Vero che la maglia rosa è passata dal ventiduenne Joao Almedia al ventinovenne olandese Kelderman, ma a contendersi il traguardo più prestigioso del Giro numero 103 sono risultati due ragazzi di lingua inglese, il ventiquattrenne australiano Hindley (vincitore di giornata) e il venticinquenne londinese Geoghegan Hart (secondo, battuto allo sprint). Li avevamo già visti tutti e tre all’opera a Piancavallo, quando la Sunweb aveva sferrato un poderoso attacco al giovane portoghese e astutamente Geoghegan aveva sfruttato abilmente il lavoro di Kelderman e Hindley aggiudicandosi la vittoria di giornata.

Sul Passo dello Stelvio il “trio di Piancavallo” ha avuto una straordinaria locomotiva, l’australiano Dennis e proprio il ritmo dell’ex campione del mondo a cronometro, che nella Ineos ha indossato i panni del gregario, ha piegato la resistenza di Kelderman. Secondo logica l’olandese avrebbe dovuto contare sull’aiuto del compagno di squadra visto che tallonava Almeida a soli 17”, invece è stato abbandonato al suo destino, accumulando il pesante ritardo di 2’18” sufficienti comunque ad assicurargli la maglia.

Ufficialmente l’inedito arrivo posto nel cuore del Parco dello Stelvio a Laghi del Cancano ha sorriso alla Sunweb, avendo piazzato due corridori (Kelderman e Hindley appunto) al vertice della classifica, distanziati di appena 12”. Ma a far paura è il detentore del terzo gradino del podio, il londinese dal nome impronunciabile (lo chiameremo semplicemente Geo) a soli 15” supportato da una squadra compatta e omogenea. Il portoghese Almeida, giunto al traguardo insieme con Nibali, ha accusato 4’51” di ritardo, scendendo al quarto posto della generale. Questo resta il Giro dell’incertezza fino all’ultimo colpo di pedale.


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