Storia di uno gnomonista: il monzese che realizza orologi solari in tutto il mondo
Giovanni Sogne (Foto by Federica Fenaroli)

Storia di uno gnomonista: il monzese che realizza orologi solari in tutto il mondo

Ex dipendente della St di Agrate e informatico Ussl fino alla scelta della passione: Giovanni Sogne è uno gnomonista, ovvero realizza meridiane (o meglio, gli orologi solari) e conosce il segreto del tempo che passa.

Non solo lo vive al meglio perché lo conosce a fondo. Il tempo, lui, lo crea e lo plasma: e no, non si parla di fisica, di astrofisica o di relatività. Si parla del metodo di misurazione dello scorrere degli istanti più antico al mondo: quello realizzato fissando al suolo o su un muro un bastone o uno stilo. Giovanni Sogne, nato a Monza nel 1952, di mestiere progetta e dipinge meridiane.

Lei è uno gnomonista.
Sì, adesso sì. Ma non ci sono arrivato subito. Prima, ho lavorato per diversi anni alla ST-Microelectronics e, una volta trasferito a Feltre, ho trascorso quasi due decenni da dirigente del servizio informatica dell’Ussl di Feltre (l’Unità locale socio-sanitaria, ndr) dove, intanto, da Monza mi ero trasferito per amore. Ormai vent’anni fa la svolta: decido di mollare tutto e di dedicarmi a questa passione. Ricordo che all’epoca la notizia aveva fatto scalpore e il giornale locale, addirittura, mi aveva dedicato una locandina. Ero finito in tutte le edicole: “Dirigente dell’Ulss si licenzia per fare meridiane”, avevano scritto, o qualcosa del genere. Da quel momento non ho più smesso: la mia vita aveva bisogno di una svolta e di un lavoro creativo all’aria aperta.

Da dove nasce questa passione?
Dalla combinazione di altre mie passioni. Al fascino che ho sempre provato nei confronti dell’astronomia, che ho scoperto correndo in notturna e frequentando gruppi di astrofili, all’interesse che ho sempre coltivato per la pittura e la decorazione murale.

Quando ha realizzato la sua prima meridiana?
Inconsciamente, la prima l’ho fatta sui banchi di scuola, quando frequentavo il Mosè Bianchi. Ero iscritto a ragioneria, ma non era il mio forte. Per fortuna, poi, hanno aperto un corso per programmatori, così ho portato a termine gli studi con impegno e convinzione decisamente maggiori. Prima del Mosè, ho frequentato le medie alla Pascoli e, prima ancora, le elementari alla De Amicis: sono cresciuto tra l’oratorio del Carrobiolo, via Frisi e via Carlo Alberto. Alla mia città natale, dove ho vissuto fino ai trent’anni, sono ancora molto legato. Forse, anche, perché l’ho vissuta a fondo. Ho fatto sport alla Forti e Liberi, sono stato iscritto al Cai e ho frequentato alcuni corsi della Paolo Borsa, quando ancora era in Villa reale. A proposito di villa: lì, sull’ala nord, esiste una delle due meridiane presenti in città. L’altra è su una delle pareti di villa Archinto Pennati, in via Frisi. Dei quadranti solari esiste addirittura un censimento a livello nazionale. Però “meridiana” è improprio: meglio dire quadrante o orologio solare.

Monza Meridiana Villa Pennati

Monza Meridiana Villa Pennati
(Foto by Fabrizio Radaelli)


Quanti ne ha realizzati, lei?
Più di cento, ormai. Mi hanno chiamato dalla Francia, dall’Olanda, dalla Svizzera. Ho lavorato anche in parecchie regioni italiane: anche in Calabria, dove di orologi solari non ce n’era nemmeno uno, nonostante sia stata la patria di Pitagora. Al sud, però, il sole si dà per scontato: c’è praticamente sempre.

Una disciplina antichissima.
Una disciplina con cui l’uomo si cimenta da quando ha avuto cognizione di sé. Gli antichi dicevano che, così, si cercava di misurare l’incommensurabile. I primi grandi passi in avanti li hanno fatti i babilonesi.

Chi le chiede di realizzare una meridiana, adesso?
Negli anni ho notato un aumento di persone che si stanno avvicinando a ritmi di vita più naturali, più tradizionali: ritmi che gli antenati misuravano appunto così. E poi l’ora che segna la meridiana è speciale.

Cosa intende?
È l’ora di casa tua e questo è impagabile. Ed è l’ora vera, quella naturale appunto. Il tempo che misurano cellulari e orologi, per quanto preciso, è di massa. Per costruire una meridiana ci vuole tanto studio e tanto lavoro, oltre che una precisione al decimo di grado, l’applicazione delle corrette formule di trigonometria e l’utilizzo dei migliori materiali per le decorazioni. Mi piacerebbe realizzarne uno a Monza, nella mia città.

Ci torna spesso?
Almeno un paio di volte all’anno. A Monza devo tante cose: gli studi, le amicizie, i corsi alla scuola d’arte. Ultimamente l’ho vista un po’ cambiata: un po’ trascurata, meno sicura. E mi è dispiaciuto. Vorrei tornasse presto ai suoi antichi splendori.

Monza Villa reale Meridiana ala nord

Monza Villa reale Meridiana ala nord
(Foto by Fabrizio Radaelli)

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