Storia, Benito Mussolini è ancora cittadino onorario di Seregno: le reazioni della città
Benito Mussolini è cittadino onorario di Seregno

Storia, Benito Mussolini è ancora cittadino onorario di Seregno: le reazioni della città

I seregnesi l’hanno scoperto da poco, ma Benito Mussolini è tuttora cittadino onorario della città. È emerso spulciando gli archivi: un conferimento avvenuto il 12 maggio 1924 e mai revocato. Le reazioni.

I seregnesi l’hanno scoperto da poco, ma Benito Mussolini è tuttora cittadino onorario della città. È emerso spulciando gli archivi dopo che nei mesi scorsi, in analoga situazione, Comuni come Mantova e Certaldo avevano deciso di revocarla, mentre Bergamo ha invece deciso di lasciarla.

LEGGI 25 aprile 2018 a Monza e in Brianza: commemorazioni e iniziative per la Liberazione

Un conferimento avvenuto il 12 maggio 1924 e mai revocato e guarda caso, corsi e ricorsi della storia, allora come oggi Seregno era amministrata da un (Regio) commissario, Federico Spariani.

La prima sede del Fascio a Seregno

La prima sede del Fascio a Seregno

La storia. Una onorificenza attribuita, probabilmente, in segno di ringraziamento e come gesto di gratitudine a seguito di una “toccata e fuga” sul suolo seregnese dell’allora primo ministro (oggi si direbbe premier) effettuata nel marzo 1923.
Mentre si dirigeva col treno da Milano ad Arosio a visitare l’istituto Grandi invalidi nervosi di guerra (ora fondazione Borletti) si era fermato per una breve sosta in città dove visitava la prima sede del Fascio locale, il cui edificio (ancora esistente e adibito a locale pubblico) fronteggiava la stazione ferroviaria. La sede, infatti, era ubicata all’interno dell’edificio del bar della stazione, posta al piano superiore.

Nell’occasione aveva rilasciato un attestato autografo su un foglio di carta intestata del Pnf (Partito nazionale fascista) attribuendo al Fascio di Seregno la definizione di “fiaccola che splende su tutta la Brianza”. Una frase che è stata spesso e in più occasioni riportata su diversi documenti dal Podestà Luigi Silva, tanto è che alla sommità dell’obelisco del monumento ai caduti di piazza Vittorio Veneto lo scultore Sassi, su sua indicazione, aveva fatto collocare un tripode acceso che rappresentava una “fiaccola”. Tuttora esistente ed accesa.

Le reazioni. L’aver riportato alla luce la notizia ha destato molto interesse in città. Con molta compostezza la responsabile di Anpi Seregno, Maria Adele Frigerio è voluta intervenire sulla questione: «È superfluo dire che annoverare tra i cittadini onorari Benito Mussolini è indecente. Dopo la pubblicazione della notizia mi è stato riferito che alcuni cittadini si stanno organizzando per proporre la cancellazione. E anche su Facebook è circolata l’idea di presentare una richiesta di cancellazione. Porterò la notizia all’Anpi provinciale che, ne sono certa, appoggerà la richiesta al Comune di Seregno di togliere la cittadinanza. Mussolini è stato uno dei peggiori dittatori. I segni di brutalità li aveva già mostrati nella sua Emilia Romagna, bruciando ed incendiando sedi prima di salire al potere come capo della nazione. Ha portato l’Italia ad una guerra rovinosa, s’è collocato dalla parte sbagliata e ha distrutto il Paese, senza contare la promulgazione delle leggi razziali e i tanti morti caduti nelle guerre di Russia, Grecia, Albania e Africa».

Antonio Colzani, segretario del Pd: «In questo momento i problemi di Seregno sono ben altri. È sottinteso che la linea del Pd è per cancellare dall’elenco dei cittadini onorari il nome di Mussolini e ci batteremo affinchè ciò avvenga, non appena la situazione politica locale avrà trovato soluzione». Così Gigi Perego, già sindaco: «Se avessi saputo di questa notizia durante i miei mandati l’avrei portata alla discussione del Consiglio comunale».

Francesco Mandarano, vice presidente dell’associazione nazionale “Divisione Acqui” di Milano e Monza Brianza: «È il momento sbagliato per aprire un dibattito di questo genere. La cittadinanza la lascerei come momento storico. Il vero antifascismo lo si fa conoscere con le malefatte del fascismo a partire dalle guerre».

Con un presidio allestito in piazza Italia sabato 14 aprile, la locale sezione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) era presente per raccogliere adesioni e sottoscrizioni all’appello “Mai più fascismi”, promosso a livello nazionale da diverse associazioni, sindacati e gruppi diversi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA